giovedì 17 maggio 2018

Giro della Corsica in Bicicletta

Appunti di viaggio in 710 Km di fatica, bellezze e....


Nei giorni scorsi la fortuna ha fatto approdare Leandro e Loredana sulle pagine web di Cubo Viaggiatore, la loro voglia di condividere la bellissima esperienza di viaggio in bicicletta ha fatto il resto. Ed eccoci quindi qui, trasportati dagli incontri del destino, ad avere l'opportunità di pubblicare il racconto di viaggio in Corsica. Leandro e Loredana hanno realizzato uno stupendo diario di viaggio, corredato di foto e grafiche delle mappe dei percorsi, una ricchezza di dettaglio e di preparazione che hanno dato un gran valore a questo Racconto di Viaggio.

A cura di Leandro e Loredana

Premessa


Cinque anni fa abbiamo lasciato un pezzo di cuore in Corsica, dopo aver fatto quasi il giro completo in camper con dei cari amici; un pò perché ci piacque tanto e un pò per non aver visto due dei tratti forse più belli, la parte nord occidentale e parte del “dito” (l’estremità nord). Purtroppo avevamo i giorni contati e non ci potemmo concedere altro. In questi ultimi anni abbiamo abbandonato il calcio (Loredana dopo trent’anni di attività agonistica e Leandro dopo una ventina di anni a livello dirigenziale) e le poche ore che il lavoro ci concede lo dedichiamo alla bicicletta. Niente di sofisticato o competitivo, non “da corsa”, niente tubolari e manubri ricurvi; non si tratta nemmeno di “mountain bike”, i nostri due mezzi sono di tipo trekking-city-turistico, con cambio a 24 rapporti, manubri diritti, copertoni intermedi, portapacchi, parafanghi e fanali. Non manca il ciclocomputer per i rilevamenti di distanza, velocità ecc. Dopo tante escursioni di 50/60 km fatte nella nostra zona partendo da casa e diversi percorsi nell’entroterra pesarese e riminese portando le bici in auto sul punto di partenza è pian piano maturata l’idea che quel “pezzo di cuore” forse potevamo andare a riprendercelo. Le motivazioni erano quelle di poter fare un percorso decisamente diverso dal solito, il festeggiare le “nozze d’argento” con un viaggio da ricordare, e un po’ anche per trovare i nostri limiti.


Preparativi


A decisione presa sono iniziati i preparativi. Primo scoglio da superare era quello di trovare il periodo giusto facendo combinare le varie esigenze di lavoro e il tempo meteorologicamente più favorevole e così per le ferie abbiamo potuto scegliere i primi dieci giorni di Giugno per il bel tempo non abbiamo fatto altro che sperare. C’è stato poi da definire il percorso. L’obiettivo era il giro perimetrale ma abbiamo dovuto prendere in considerazione anche delle varianti che ci avrebbero consentito di accorciare il percorso nel caso fossero sopraggiunti problemi fisici, di maltempo, rientro forzoso, ecc. Fra le varianti da considerare era compresa la direzione da prendere: girare in senso orario o antiorario, non che cambiasse granché ma la parte pianeggiante della costa est aveva una sua importanza nel farla a “gambe fresche” che ci avrebbero consentito di fare parecchia strada.

La decisione l’avremmo presa sul traghetto anche in relazione alle condizioni del tempo. Si è anche preso in considerazione il fatto che c’è la ferrovia che da Ajaccio taglia l’isola fino a Bastia, in caso di forzato rientro ne avremmo potuto usufruire. Un’altra basilare decisione era quella di scegliere se passare la notte nei campeggi oppure in alberghi. Alla iniziale idea dal risvolto un po’ avventuroso che prevedeva il campeggio è pian piano maturata la convinzione che gli alberghi avrebbero rappresentato la soluzione migliore in quanto avremmo potuto alleggerirci di qualche chilo (tenda, stuoini, sacco letto ecc.) e soprattutto riposare meglio in relazione a quello che ci aspettava, ovviamente a scapito di dover sostenere tutt’altro tipo di spesa rispetto ai campeggi. E’ seguita poi la fase di documentazione. Una cartina abbastanza dettagliata dell’isola l’avevamo già, conservata dalla volta precedente, ed è stato su questa che abbiamo cercato di definire il percorso. Internet ci è poi venuta in aiuto a trovare pubblicazioni di esperienze simili che ci hanno fornito alcuni suggerimenti.

Leggere le esperienze altrui, aiuta anche a farsi meglio l’idea di quello che ci si dovrà aspettare. Quindi è iniziata la ricerca (sempre su Internet) di tutti gli hotel che si trovavano sul percorso ed abbiamo formato una lista di circa 700 vari tipi di alloggi utili. Di molti di questi, dal rispettivo sito web, è stato visionato il tariffario ed abbiamo così potuto selezionarne una trentina che rientravano nel tipo di spesa che avremmo voluto sostenere. Abbiamo dotato le biciclette del necessario equipaggiamento acquistando due coppie di borse laterali posteriori, un contenitore da fissare al portapacchi e adattato una borsina che già avevamo, fissandola al manubrio. Nelle due piccole borsine sottosella hanno trovato posto due camere d’aria di scorta, oggetti ed attrezzi vari per riparare le possibili forature e per eventuali esigenze meccaniche: una coppia di pattini freno, un cavo freno, un cavo cambio ed altro ancora.

Nelle due tasche triangolari davanti al sedile sono finiti occhiali, fazzoletti, spiccioli, telefonini e macchina fotografica. Nelle due capienti borse è stato sistemato tutto il vestiario, scarpe ecc. Nelle altre due piccole borse, cose di vario genere come coltello multifunzione, binocolo, batterie di ricambio, occhiali, cartine, prodotti da toeletta, creme-pomate di vario tipo ed altre minuterie. Capelli: non volevamo appesantirci anche di un phon e, per quanto abituati a portarli corti entrambi, non è mancata una “decisa spuntatina” in modo tale che quei pochi, con il solo asciugamano e la temperatura ambiente si sarebbero asciugati facilmente.

Altro problema: dove lasciare l’auto? In un primo momento abbiamo pensato di lasciarla in un campeggio nei pressi di Bastia poi, trovato un garage custodito e coperto a Livorno a 8 Euro al giorno si è deciso per questa soluzione, considerando che il costo dell’auto sul traghetto più quello del campeggio erano equivalenti o superiori.


Le Tappe


Prima Tappa: Bastia - Moriani Plage
Mercoledi 1 Giugno - KM 65

Sbarcati dal traghetto ci fermiamo qualche minuto nella ampia piazza St. Nicolas antistante il porto. E’ una grande piazza rettangolare con sottostante parcheggio, dal lato opposto al porto è piena di tavoli di bar e ristoranti. Per uscire da Bastia, andando verso sud, c’è una comodissima strada-tunnel che passa sotto al vecchio porto e sbuca subito fuori della città, noi decidiamo di passare nella strada vecchia che costeggia il porto circondato da bar-ristoranti e da vecchissime case a più piani abbastanza maltenute. La sensazione non è delle migliori anche perché il traffico è piuttosto caotico e non vediamo l’ora di uscirne. Una corta ma ripidissima salita ci porta a costeggiare l’antica fortificazione de La Cittadelle, e subito dopo ci ritroviamo fuori città. A lato della statale 193 ci sono molte attività commerciali, un po’ per questo, un po’ perché è l’unica strada che porta verso sud, il traffico è alquanto intenso e dopo un paio di chilometri ce ne liberiamo girando a sinistra verso la riserva naturale della Marana costituita da un’ampia insenatura (con un piccolissimo sbocco sul mare) dove l’acqua e la rigogliosa vegetazione sono il paradiso di svariate specie di uccelli. In un negozio sulla strada compriamo della frutta per uno spuntino volante e facciamo tutto il bel tratto di strada che costeggia il mare su una comoda pista ciclabile.

Alla fine del lago-insenatura, prima di tornare sulla statale ci fermiamo a “bagnare i piedi” in un’acqua molto chiara ma con una sabbia piuttosto sporca perché la spiaggia è libera e incustodita come buona parte della costa orientale dell’isola; sul bagnasciuga vediamo diverse meduse in decomposizione. Non rimaniamo molto tempo e ripartiamo spediti verso la prima meta favoriti dalle buone condizioni della strada abbastanza pianeggiante anche se il traffico ci tiene costantemente in apprensione. In particolare dobbiamo fare attenzione nelle rotonde e nelle strettoie in corrispondenza di centri abitati, spesso le auto restano cortesemente (e prudentemente) dietro noi favorendoci la marcia. Alle 18:30 circa siamo a Moriani Plage. Qui accade l’imprevisto. La lista degli alberghi ne segnalava diversi ma quello che avevamo scelto (per il prezzo) veniva collocato a San Nicolao il capoluogo di Moriani situato sulla collina soprastante, distante 6 km da fare in salita. Non ci scoraggiamo ed affrontiamo lo “strappo”. Avvicinandoci al paese, ad ogni tornante troviamo una cappella mortuaria: in pratica il cimitero è “sparso” lungo la strada che porta al paese. Arrivati nel piccolo centro abitato la vista di una decina di case arroccate fra loro e qualche altra intorno ci fa intuire quello che un anziano signore poi ci conferma: qui non ci sono alberghi, l’Abri des Flots è sicuramente in spiaggia, a Moriani. Mannaggia! Eravamo proprio lì! Rapida discesa e, al di là della statale verso il mare, lo troviamo subito.

Chiediamo  se c’è una camera disponibile (per puro scrupolo, in questo periodo non c’è sicuramente il tutto esaurito). Sistemiamo tutte le nostre cose in camera e riscendiamo per trovare un posto sicuro per le bici, ci suggeriscono di sistemarle ai piedi della scala che porta alle camere che sono al primo piano, bene così. Risaliamo a fare una rigenerante doccia e ci cambiamo di abito per scendere a mangiare al ristorante annesso. Ordiniamo un omelette ai funghi e una pizza a testa senza immaginare che la frittata era gigantesca per cui la pizza non riusciamo proprio a finirla! Poco dopo facciamo un giretto fra i diversi bar-ristoranti sulla spiaggia e poi a andiamo a dormire. Siamo decisamente stanchi, non tanto per la sessantina di chilometri fatti, tutti pianeggianti, ma per la “variante collinare” ed anche per il viaggio in macchina iniziato il mattino molto presto. Comunque fin qui siamo arrivati, la prima tappa è alle spalle e già il pensiero va a domani, la tappa sarà molto lunga, non sappiamo neanche di preciso quanto, lo decideranno le nostre gambe.

Seconda Tappa: Moriani Plage - Pianottoli
Giovedì 2 Giugno - KM 140

Partiamo di buonora (o quasi) per quella che abbiamo programmato come la tappa più lunga in quanto priva di particolari difficoltà, abbiamo bisogno di fare parecchia strada per raggiungere la costa occidentale dove inevitabilmente l’andatura sarà più lenta, inoltre questo tratto di costa non offre particolari interessanti se non per alcune belle insenature nella parte centrale del percorso. La celere pedalata viene confermata dallo strumento,  si viaggia ad una media intorno ai 20 km/h. Dopo circa un’ora ci fermiamo a fare colazione in un isolato bar sulla strada dove scopriamo che l’acqua minerale gassata da 1 litro costa quanto una dozzina di bottiglie da noi. Più avanti ad Aleria entriamo in un “SuperU” per il rifornimento dei viveri per la giornata, la stessa acqua la troviamo a 1,30 € e in una bottiglia di acqua tonica da un litro e mezzo spendiamo solo 18 centesimi, siamo perplessi: nella “tonica” non c’è acqua?

Il tempo è ottimo e leggermente ventilato, la strada si mantiene quasi pianeggiante e quando al 75° km si accosta nuovamente alla riva, alla prima bella insenatura, a Favone, approfittiamo per un bagno tonificante per le gambe. Anche se non sono particolarmente affaticate il “massaggio naturale” è un vero toccasana. Dopo una mezz’ora di sosta, mentre stiamo per ripartire, arriva un francese con un gommone sul tetto dell’auto, ci chiede aiuto per scaricarlo e portarlo fino a riva, appena arrivati in acqua, se ne va al largo a raggiungere degli amici su una barca. Riprendiamo la marcia su una strada di tipo “californiano” (lunghi tratti diritti e ondulati), il traffico si è fatto scarso e la larghezza della strada ci concede qualche distrazione, incrociamo una coppia di turisti in tandem e numerosi gruppi di motociclisti, c’è un saluto (ricambiato) per tutti. Approfittiamo di una rara fontanella a bordo strada per sciacquarci viso e braccia e per riempire le borracce che nel frattempo abbiamo svuotato. Ben presto ci troviamo alla periferia di Porto Vecchio dove superiamo i 100 km percorsi. Avevamo programmato la seconda sosta qui ma sono solo le 15:30, è presto e le gambe non hanno problemi. Decidiamo quindi di proseguire. Percorriamo la tangenziale e oltre la città, invece di proseguire per Bonifacio, svoltiamo a destra sulla D859 in direzione di Sotta dove, dopo un tratto di strada larga e quasi pianeggiante incontriamo la prima seria asperità della giornata. In paese ci riposiamo un po’ mangiando un gelato all’ombra di una vecchia casa.

Ripresa la marcia, dopo una quindicina di km ritroviamo il mare, la stanchezza che comincia a farsi sentire è addolcita dalla vista della grande distesa blu. Altri 5 km (2 in salita) e siamo a Pianottoli un piccolo paese dove chiediamo indicazioni sui due alloggi che abbiamo nella nostra lista. Percorriamo un km in discesa a cercarli, nel primo non c’è posto, il secondo non ci piace molto; allora ci viene in mente che di fronte al supermercato dove abbiamo acquistato il mangiare per la sera c’era un villetta con cartello di “camera da affittare”. Ritorniamo su in paese e chiediamo se c’è disponibilità. E’ libera e molto accogliente e non ci pensiamo su tanto, la stanchezza, soprattutto nella parte del fondoschiena, ci suggerisce che per oggi possono bastare 140 km, parecchi oltre il preventivato.

Dopo la doccia e la cena in camera facciamo un giro in paese, sono solo le 21:00 ma è quasi deserto; entriamo in un bar per prendere una camomilla (non che ne avessimo bisogno per conciliare il sonno) e facciamo conoscenza con un sardo, grande chiacchierone, che dice di essere costruttore di ville per italiani benestanti, ce l’ha con il governo, il papa, l’Euro e il mondo intero. Gli diciamo che stiamo facendo il giro dell’isola e lui, probabilmente pensando che fossimo in auto, ci dice che se la vogliamo vedere bene ci impiegheremo 3 o 4 giorni. Quando gli diciamo che lo stiamo facendo in bicicletta replica: “il cervello ce l’avete con voi o l’avete lasciato a casa?”  Forse non ha proprio tutti i torti. Lo tranquillizziamo (forse) dicendogli che siamo allenati e non dovremmo impiegarci più di una decina di giorni. Lo salutiamo sorridendo ma lasciandolo un po’ perplesso e ce ne andiamo al meritato riposo, per oggi basta così.

Terza Tappa: Pianottoli - Porto Pollo
Venerdì 3 Giugno - KM 84

Anche oggi è una bella giornata, si parte in discesa e la successiva salita ci porta al colle di Roccapina (120 m) dove si gode un bel panorama sul mare; altra discesa e nuova lunga salita che lascia il mare e sale ai 290 m di Sartene. In un punto sosta attrezzato con tavoli e panchine in cemento stendiamo al sole gli indumenti lavati la sera prima, dobbiamo approfittare dell’occasione per fare asciugare le nostre cose. Poco dopo sopraggiunge una coppia di francesi in moto che sta facendo il giro dell’isola in senso opposto al nostro con i quali dividiamo l’ombra della panchina e scambiamo qualche parola in francese. Poi i rituali saluti ed auguri di buon proseguimento per le rispettive mete. A Sartene acquistiamo acqua, pane e frutta in un supermercato in cui regnano disordine e confusione.

Invece di proseguire per Propriano per la bella discesa sulla statale 196 torniamo indietro di qualche km e prendiamo la strada D21 che porta a Belvedere, ottimo esempio di come allungare il tragitto e faticare in abbondanza per godersi qualche bel panorama. Breve discesa e successiva salita ai 370 m di Grossa, un piccolo paese dove non vediamo anima viva. Ci fermiamo all’ombra della chiesa dove, su comode panchine, mangiamo e ci riposiamo una mezz’ora.Alle 14:00 riprendiamo la ripida discesa verso Belvedere dove, come suggerisce il nome del paese, si gode il bel panorama sul golfo del Valinco. In fondo alla discesa, dopo aver fatto qualche km in pianura, un consistente “strappo” e la successiva discesa ci porta a Propriano dove arriviamo nella zona del porto piena di attività turistiche. Cerchiamo delle ciabatte infradito per Leo ma desistiamo, 18 Euro ci sembra proprio troppo, le cercheremo altrove.

Riprendiamo la marcia e poco dopo ci fermiamo a prendere frutta, acqua e un dolce perché abbiamo finito tutto. Decidiamo di andare a passare la notte a Porto Pollo dove la lista degli hotel ci propone alcune alternative. I primi tre km in salita sulla bella strada statale ci stroncano un po’ le gambe poi deviamo verso la successiva graduale discesa. E’ una strada in cui stanno rifacendo le fognature. E’ un vero disastro di buche, polvere, cumuli di ghiaia e tubi, per cui dobbiamo fare molta attenzione, gli ultimi 7 km tornano decenti e pianeggianti ed in breve arriviamo al paesino di Porto Pollo. Ci dirigiamo sul porto dove ci stabiliamo all’Hotel De Golfe. E’ una struttura con il bar-ristorante in uno stabile abbastanza nuovo ma le camere sono in un vecchio fabbricato attiguo.

Dopo la doccia che ci toglie di dosso tutta la polvere presa per strada passiamo una mezz’ora sugli scogli ad ammirare un mare decisamente piatto e segnato solo da alcune piccole barche turistiche che rientrano in porto. All’appena percettibile rumore dell’acqua che si insinua fra gli scogli ripassiamo e commentiamo il percorso fatto: le prime salite di un certo rilievo, i primi bei panorami sulla costa frastagliata, le gambe che non sembrano stanche. Ci dirigiamo poi in un vicino ristorante sulla riva dove prendiamo 2 pizze e 2 birre che paghiamo 24 Euro (probabilmente vista-mare inclusa)! Le pizze erano buone ma Leo rimane “fregato” con l’olio piccante che ci ha messo, per quanto lo gradisca ne ha messo proprio troppo perché gli prende il singhiozzo, è questo l’effetto che stabilisce il suo limite di tolleranza al peperoncino. Dopo una breve passeggiata torniamo in camera e prima ancora di spogliarci e lavare i denti ci buttiamo un attimo a faccia in giù sul letto…… ci svegliamo oltre la mezzanotte. Probabilmente eravamo stanchi!

Quarta Tappa: Porto Pollo - La Liscia
Sabato 4 Giugno - KM 89

Questa mattina ci siamo svegliati presto e alle 7 e 30 siamo pronti al bar dell’albergo a fare colazione (che è compresa nei 48 Euro della camera), siamo i soli e il barista ci dice che sta aspettando il Boulanger con le brioches, ne approfittiamo quindi per preparare le bici in assetto di marcia. Dopo qualche minuto arriva il panettiere, facciamo una rapida colazione e alle 8 siamo già in sella. Dopo qualche km pianeggiante prendiamo la D155 che, con una breve salita, ci porta a Serra di Ferro, sulla successiva discesa ci dobbiamo fermare per far passare un camioncino che traina su un carrello una casetta di legno su ruote che ingombra tutta la strada. La discesa termina in corrispondenza di un piccolo torrente in cui scorre un’acqua limpidissima con cui riempiamo borracce e bottigliette.

La successiva lunga salita, in mezzo ad una folta vegetazione, porta a Marmontaja e successivamente ai 300 m del punto panoramico di scollinamento. E’ in buona parte asfaltata a chiazze con una infinità di rattoppi in varie sfumature di colore. Qui incrociamo un altro fragoroso camioncino con casetta al traino il cui carrello ha un freno bloccato e fumante che provoca una puzza e un chiasso infernale.

Oltre Acqua Doria la fine della discesa verso il golfo di Ajaccio propone la piccola e invitante baia di Portigliolo in cui facciamo una sosta. Approfittiamo per fare il bagno e di lì a poco arrivano una decina di motociclisti italiani che fanno altrettanto; con uno di questi ci scambiamo un po’ le impressioni sui rispettivi percorsi. Ripartiamo, la salita e successiva discesa sono in mezzo a moltissime villette circondate da folti alberi, siepi, oleandri e rosai. Dopo una piccola deviazione su Isolella in un bazar lungo la strada D55 troviamo delle “infradito” a 4 Euro e le compriamo, prendiamo anche altre 4 batterie per la fotocamera ma anche queste, come le precedenti, sono “fiacche” e ci prende un po’ di sconforto; alle fotografie non possiamo rinunciare. Rimettiamo le ricaricabili portate da casa che sono ancora un po’ cariche.

Prima di Porticcio troviamo un tratto di spiaggia occupata da due splendide… mucche! In compenso in bella mostra c’è un cartello che vieta la sosta ai camper! Ad Ajaccio arriviamo alle 16:00 percorrendo una specie di autostrada che aggira l’aeroporto, il traffico è intenso e ci accompagna fin dentro la città dove, al porto, ci fermiamo per mangiare e riposare. Ripartiamo attraversando un quartiere-dormitorio con alti palazzi pieni di gente che schiamazza sui balconi; abbastanza angosciante. Alle due rotonde successive la sorpresa: non c’è nessun cartello indicatore di direzione. Chiediamo informazioni e riusciamo, oltre Mezzavia, ad uscire dalla confusione del traffico salendo per diversi km sulla D81 in direzione di Appietto in cui dovrebbe esserci un albergo. Arrivati in cima al Col de Listincone (230 m), in un bar dove prendiamo un gelato il gestore che non parla italiano e poco il francese ci fa capire che l’albergo più vicino è quello che abbiamo superato 5 km prima. Non abbiamo certo voglia di ridiscendere per poi rifare la salita il giorno dopo e quindi decidiamo di proseguire, sono le 17:30 il sole è ancora alto.

Alto è anche il valico di San Bastiano (410 m) che ci aspetta e prima della sommità, dopo l’ennesima curva che non ci mostra la fine della salita la Lori si ferma, lascia cadere la bici, si siede in terra e in preda allo sconforto sbotta: “basta! Io resto qui”. Leo, che ha ancora un po’ di lucidità, suggerisce che non è il posto migliore per passare la sera e la notte e così, dopo un breve riposino si riparte cercando di non farsi intimorire dalla salita. Di lì a poco infatti raggiungiamo il valico da cui si vede, in lontananza, la spiaggia con le strutture turistiche che ci accoglieranno. Come sempre accade dopo ogni salita, la discesa verso Calcatoggio ripaga ampiamente della precedente fatica. In paese non ci fermiamo perché gli alberghi sono qualche km più giù per cui continuiamo la discesa fino alla spiaggia dove troviamo un hotel (nella lista) che per 45 Euro offre una bella camera “vista mare”.

Il signore che ci riceve, con nostra sorpresa, ci dice che le bici le possiamo mettere tranquillamente nella hall e quando gli diciamo che cerchiamo di fare il giro della Corsica, con l’inequivocabile gesto del dito indice che batte sulla tempia, in uno stentato italiano, ci dice: “siete un po’ matti?” (ci risiamo!). Non possiamo fare altro che rispondergli: “un po’ si!”
Saliamo in camera a sistemarci e la troviamo ben arredata e attrezzata con stoviglie varie, un bel balcone coperto, con tavolo, sedie e stenditoio che riempiamo con gli indumenti appena lavati.

Dal terrazzo della camera scopriamo che c’è la piscina, lasciamo tutto così com’è e scendiamo immediatamente  a  tuffarci,  siamo  da  soli e ce la gustiamo a lungo. Più tardi andiamo al supermercato di fronte all’albergo e prendiamo l’occorrente per la cena che consumiamo sul tavolo del terrazzo mentre il tramonto colora di rosso le striate nubi all’orizzonte. Bello! Il dopo cena prevede solo la visione della TV e qualche commento sulla tappa.

 
Quinta Tappa:  La Liscia (Calcatoggio) - Porto
Domenica 5 Giugno - KM 57

Un pochino a malincuore lasciamo il luogo ma la meta è ancora lontana. Nell’iniziale tratto di strada pianeggiante ci accade il primo e unico incidente tecnico di tutto il viaggio: alla bici di Leo esce la catena dalla sua sede posteriore, risolviamo velocemente il problema. Vicino Sagone incrociamo “Thelma & Louise trent’anni dopo”: due anziane signore attrezzate con borse sulle bici come noi. Non siamo dunque noi i più vecchi (50 e 47 anni) a fare certe cose!

I 13 km di strada panoramica costeggiante il mare che porta a Cargese è molto bella. A Cargese ci fermiamo a prendere il pane nella via principale, è affollatissima e rumorosa. Dopo alcuni tratti di strada con diversi sù e giù inizia la lunga salita che porta ai quasi 500 m del Col de Lava e poi a Piana.

Superiamo una mucca che passeggia tranquillamente sulla strada lasciando “tracce” dietro sé e troviamo anche un nutrito gruppo di grosse capre che attraversano la strada.

Oltre Piana si scende verso lo splendido scenario naturale rappresentato dalle “Calanche”, formazioni rocciose di granito rosso che al tramonto si ravviva ulteriormente. La strada è ricavata fra le rocce e in alcuni punti è molto stretta, ogni tanto c’è una piccola rientranza appena sufficiente a contenere un’auto affinché possa passarne un’altra in senso contrario.

Ci stupiamo nel veder passare un pullman e diversi camper. Il posto merita la sosta-pranzo e le immancabili foto. Prima di ripartire, intuendo che la discesa verso Porto è molto in ombra, ci copriamo un po’ mettendo la maglia sopra la canottiera. Effettivamente la strada è tutta nel bosco e il sole e la splendida vista sul mare è possibile vederli solo da qualche tornante, fa quasi fresco.

Alla Lori si infreddoliscono le punte delle dita e le orecchie precedentemente esposte al cocente sole della salita e non adeguatamente protette dalla “bandana”, le dita le fanno male anche per le ripetute frenate che la discesa richiede. Dal paese di Porto scendiamo ancora per un km alla sua caratteristica marina costituita dal porticciolo e da edifici a non più di tre piani esclusivamente adibiti a negozi, bar, piccoli hotel, ristoranti e tutto ciò che è rivolto al turista, inclusi diversi “gazebo” con un tavolo e qualche sedia quale ufficio di noleggio di barche per il giro turistico del golfo; un pensierino ce l’abbiamo fatto ma gli orari non coincidono con i nostri programmi. La scelta dell’hotel è facilitata dall’abbondanza e dal fatto che tutti espongono il tariffario all’esterno, stessa cosa vale per il menù dei ristoranti. Optiamo per l’Hotel Monte Rosso a pochi metri dal mare. La signora alla reception-bar ci accompagna in camera e salendo le scale, sentendo una forte musica rock, ci dice che è il passatempo preferito del marito ma che di notte è tutto tranquillo (speriamo!).

La doccia presenta un problema alla Lori, l’acqua che scende sulle orecchie mezze “cotte” le fa decisamente male, riesce con difficoltà anche ad asciugarsi e a darsi la crema idratante. Appena sistemati scendiamo giù, chiediamo dove sistemare le bici e la signora ci dice che il bar è chiuso dalle 20:30 alle 8 del mattino e le possiamo mettere lì dentro (ottimo). Abbiamo tempo a disposizione e dopo un giro dell’intera zona ci soffermiamo al sole nella piazzetta antistante l’albergo dove osserviamo “Thelma & Louise 2”, un’altra coppia di anziane ma vispe signore che sfidano gli spruzzi delle onde che si infrangono sugli scogli tentando di non fare (o forse fare) il bagno, ci riescono parzialmente.

Mentre sistemiamo le bici nel bar che sta chiudendo la signora nota la scritta Gioventù Bruciata sulla borsina della bici di Leo con la foto di James Dean e con evidente e simpatico riferimento a noi ripete “Gioventù bruciata”. Allora Leo, come a confermare che gli anni della gioventù sono andati in fumo, passandosi una mano sui corti capelli grigio-bianchi ribatte: “già, c’è rimasta la cenere”.  Ceniamo in un vicino ristorante serviti da un cameriere dall’andatura incerta, sembra “mezzo brillo”. Osserviamo stupiti che alcuni passerotti ci vengono fino vicino ai piedi, facciamo cadere qualche briciola di pane che raccolgono e se ne vanno. Anche sul terrazzo dell’hotel era capitata una cosa simile.

Usciti dal ristorante ci adagiamo su una scalinata di marmo rivolta verso il golfo ed attendiamo lo splendido tramonto in compagnia di moltissimi turisti giunti poco alla volta per l’imperdibile spettacolo che va in scena. Saliamo in camera e ci tratteniamo un po’ sul terrazzo fino alla totale scomparsa del sole. Poi ci mettiamo sul letto davanti alla TV a tentare di seguire un film in francese. Prevale il sonno, il nostro personale film continua domani.

Sesta Tappa: Porto - Calvì
Lunedì 6 Giugno - KM 91

Appena saliti a Porto (dalla marina) facciamo la spesa per la giornata. Il tratto iniziale di strada è simile a quella delle “Calanche” con tratti stretti in mezzo alle rocce rossastre poi prosegue con i soliti saliscendi e le solite curve piuttosto in alto rispetto al mare poi un paio di ascese più impegnative, prima a Partinello e poi ai 270 m del Col de la Croix. Salendo sulla prima salita incrociamo un cicloturista con rimorchio dietro la bici, inconsueta ma funzionale alternativa alle borse laterali. Poi veniamo superati da una interminabile carovana di 30 camper italiani che salutiamo, uno ci incoraggia con un caloroso “dai Pantani”. Sulla seconda salita troviamo ancora un paio di mucche che “pascolano” tranquille al bordo della strada. In vetta ci fermiamo a gustarci il panorama sulla quasi inaccessibile riserva naturale della penisola di Scandola e il golfo di Girolata con l’omonimo paesino raggiungibile solo dal mare o a piedi attraverso alcuni sentieri.

Mentre stiamo per riprendere la marcia un turista francese, appena sceso da un pullman ci mette in guardia che la discesa e la successiva salita (una dozzina di km) sono brutti e pericolosi. Ce ne rendiamo conto fin dai primi metri. L’asfalto non c’è più, la strada è in rifacimento e in allargamento perché in alcuni punti è strettissima e si riesce a scendere con molta difficoltà fra ciottoli, ghiaia e il polverone sollevato dalle auto sullo sterrato. Un’auto francese che incrociamo in una curva si ferma e ci rinnova l’invito a procedere con prudenza poi impreca con il classico “merde” per il fatto che è rimasto bloccato più giù a causa dei camper italiani.

Ci rendiamo conto che devono aver causato un ingorgo infernale nel posto peggiore di tutta la Corsica! Verso la fine della discesa quasi raggiungiamo gli ultimi camper del convoglio che procede a gruppi e molto lentamente. Per quanto andiamo piano noi, a tratti, riusciamo a procedere più velocemente delle auto che si devono fermare per cedere strada a quelli che provengono in senso opposto. La successiva salita con lo stesso tipo di strada e polvere ci mette davvero in crisi. Se la discesa era prevalentemente in ombra la salita è quasi tutta esposta al sole e impieghiamo più di due ore per fare 12 km. Sulla cima del Col de Palmarella, a 408 m di altitudine ci sembra di uscire dall’inferno. La sosta è salutare anche per gli occhi, il panorama è stupendo!

Dopo alcuni km di discesa ritroviamo i 30 camper raggruppati in un grande spiazzo a bordo strada. Ci fermiamo. In molti si avvicinano, facciamo conoscenza (sono toscani) e gli diciamo che sulla strada dell’inferno si sono presi parecchi accidenti, non si stupiscono più di tanto, ne erano consapevoli. Ci dicono che uno di loro ha rotto la sottocoppa dell’olio e sta cercando rimedio. Ci fanno gli auguri di portare a termine il giro, ricambiamo i saluti e procediamo per la splendida e veloce discesa. Al bivio per Galeria veniamo superati dalla carovana che si dirige verso Calvi, salutiamo nuovamente tutti e procediamo su 4 km di strada pianeggiante verso Galeria, tranquillo paese fuori dal turismo di massa, dove sostiamo per mangiare e riposare sulla scogliera ai bordi della strada.

Alle 14:30 ripartiamo per Calvi non sulla strada più comoda e veloce che passa all’interno (D81) ma su quella che costeggia il mare, più panoramica ma purtroppo dal fondo sconnesso, abbastanza desolata e in buona parte controvento. Anche in questo caso ci impieghiamo molto tempo per fare pochi km, poi fortunatamente dopo la Bocca Serria la strada migliora e il vento si affievolisce. La strada segue il mare a mezza costa con delle belle insenature col mare blu-smeraldo. A qualche km da Calvi ci troviamo nella curiosa situazione di fornire indicazioni stradali a due anziani francesi in auto che incrociamo: ci chiedono se è la direzione giusta per L’Ile Rousse, rispondiamo che è dalla parte opposta a dove stanno andando, ringraziano e svoltano.

Alle 18:30 siamo a Calvi. Dopo aver chiesto il prezzo (caro) ad un paio di hotel in centro ci portiamo in periferia passando per il porto ai piedi della antica rocca. E’ tutto molto “turisticizzato”. Facciamo tappa al supermercato per le necessità serali e nelle vicinanze troviamo un albergo dal prezzo abbordabile ma prima ancora di chiedere disponibilità ci viene incontro una signora che ci dice che è completo. Non ci convince proprio e l’impressione avuta è che la nostra vista in abbigliamento ciclistico non deve essere stata di gradimento. Peggio per lei. Troviamo posto in un hotel più avanti, ci chiedono 60 Euro (colazione compresa) un po’ oltre il “tetto previsto” ma non vogliamo fare altra strada, 91 km per oggi bastano e ci fermiamo. Sistemando le bici in garage ritroviamo e salutiamo tre cicloturisti che ci avevano superato all’inizio della tappa odierna, abbiamo fatto la stessa strada e ci ritroviamo nello stesso hotel!

In relazione al prezzo la camera non è granché ma non ci dobbiamo rimanere a lungo. Solita doccia, cena e bucato delle poche cose sudate e sicuramente impolverate. Non usciamo, siamo fuori dal paese e non ci va di andarci in bici. Rimaniamo in camera, La TV trasmette uno degli episodi di “Guerre Stellari” e fa sempre piacere rivederlo, in più c’è la curiosità di ascoltarlo in lingua francese. Il consuntivo della giornata ci fa ripensare in modo particolare alla strada in rifacimento e che cinque anni prima ci dissero che non era il caso di farla in camper, forse avevano ragione a metà. In realtà anche allora probabilmente si poteva percorrere ma l’idea di far sfiorare dalle appuntite rocce un mezzo da parecchi soldini non è proprio la migliore che si possa avere. Abbiamo il rammarico di non aver potuto documentare bene il percorso per mancanza di batterie, peccato! Ci sorprendiamo a fare una constatazione: finora, ma soprattutto oggi, non abbiamo forato e se non ci è capitato oggi non ci potrà succedere più. Così sarà.

Settima Tappa: Calvì - Saint Florent
Martedì 7 Giugno - KM 75

Altra splendida giornata, ci tratteniamo in albergo per una abbondante colazione (inclusa nel prezzo della camera) e partiamo più tardi del solito, torniamo verso Calvi per ridargli un’occhiata e fare qualche foto alla rocca e alla spiaggia poi andiamo verso la direzione giusta sulla bella strada statale (N197) che porta a L’Ile Rousse. Ci supera una coppia attrezzata come noi con in più l’occorrente per campeggiare. Non li rivedremo.


La strada anche in questo tratto costeggia quasi sempre il mare con continue salitelle e gustose discese. Alle porte de L’Ile Rousse facciamo la solita sosta al supermercato per viveri e batterie. Questa volta, spendendo il doppio, acquistiamo le batterie con la giusta carica che richiede la fotocamera, ci sentiamo sollevati dal pensiero di non avere difficoltà a fare altre foto. Passiamo davanti al campeggio in cui eravamo stati la volta precedente con gli amici in camper e affiorano i ricordi di un bel pomeriggio e la serata passati sulla spiaggia al di là della ferrovia che la separa dal campeggio.
A mezzogiorno, dopo Lozari, non possiamo rinunciare all’invitante spiaggia che ci si presenta davanti e ci fermiamo.

Portiamo le bici fin sulla sabbia vicino a noi, stendiamo tutto ciò che abbiamo lavato la sera prima e via in acqua. L’impatto è traumatico perché ci sembra molto fredda ma in realtà è solo dovuto al fatto che noi siamo molto accaldati, infatti subito dopo rientra tutto nella normalità. Dopo un riposo asciugatore durante il quale prendiamo qualche appunto sul diario, alle 13:30 mangiamo, poi rimettiamo tutto nelle borse e ripartiamo. Ci aspetta l’attraversata del famigerato Desert des Agriates, un ampio e desolato territorio dominato dalla roccia, quasi privo di vegetazione e completamente disabitato anche nei rari casolari che si intravvedono. La salita di 6 km fino alla sommità dei 311 m della Bocca di Vezzu sono impegnativi più per la mancanza di aria e di ombra che per la pendenza, contiamo non più di 5 o 6 alberi in grado di dare ombra per una sosta, per altro limitata a causa dell’orario. All’ultimo chilometro ci raggiunge un quarantenne italiano in “mountain bike” e parlando dei nostri rispettivi percorsi raggiungiamo più facilmente la cima.

Lui va in campeggio verso il mare e noi siamo diretti a Saint Florent per cui ci salutiamo scambiandoci gli auguri di buon proseguimento. La strada si mantiene buona col solito andamento ondulato e solo con bassi arbusti ai lati, niente alberi. Una decina di km dopo veniamo ancora una volta superati dal convoglio dei camperisti che ritroveremo poi in sosta alle porte di Saint Florent, sono contenti che stiamo raggiungendo il nostro obiettivo e ci fanno nuovamente gli auguri di completare il giro. Loro domani se ne andranno a Bastia per tornare a casa. Proseguiamo e facciamo sosta al centro del paese per cercare qualche hotel dove fermarci, ce ne sono diversi ma poi decidiamo di andare dall’altra parte del paese (nel nostro senso di marcia) dove ce ne sono altri più economici e ci fermiamo in uno sulla strada, piccolo, carino e tranquillo. Anche qui, come quasi sempre abbiamo fatto, dalle quattro borse estraiamo tutto, sia per mettere ad asciugare gli indumenti lavati che per riporre tutto con cura all’indomani. Passiamo un’oretta al sole davanti alla camera fino a gustarci il tramonto sul mare, oggi però non è dei migliori per la presenza di nuvolaglia ed infatti nella notte ci sarà un modesto temporale che ci consiglia di spostare le bici di qualche metro sotto un tendone. Niente di preoccupante, le previsioni meteo dicono che domani sarà tempo buono ma con discreto vento da nord-est. Caspita, noi dobbiamo andare a nord, speriamo di non averlo sempre contro!

Ottava Tappa: Saint Florent - Marina di Sisco
Mercoledì 8 Giugno - KM 94

La mattinata è fresca, il temporale notturno ha lasciato il segno ma il cielo e il mare sembrano ancor più blu del solito. L’inizio del percorso è con un discreto vento contrario (come previsto) ma giunti in prossimità di Patrimonio, paese circondato da numerosi vigneti, cambiamo direzione e quindi ci dà meno fastidio. La strada per il momento è buona e costeggia il mare a bassa quota, successivamente ad una maggiore altitudine e spesso è senza protezione sulla sottostante scogliera, è poco trafficata e la presenza di turisti in auto e moto è molto inferiore al resto che abbiamo visto nell’isola.

Anche i pullman sono pochissimi e con uno di questi Leo ha un incontro ravvicinatissimo. In un tratto di strada stretta e tortuosa in discesa, appena fatto una curva si trova il muso di un pullman che, in conseguenza della strettoia, occupa tutta la strada. Il rapido collaudo dell’efficienza dei freni di entrambi i mezzi consentono di fermarsi a qualche palmo l’uno dall’altro. E’ andata bene! La strada, nei punti più stretti è in allargamento e per tutta la parte occidentale del “dito” ci sono parecchi cantieri aperti. Il primo paese di un certo rilievo che incontriamo è Nonza, appeso ad un costone a strapiombo sul mare con una caratteristica spiaggia di colore grigio scuro. Facciamo spesa in un piccolo negozio di “Alimentation” e prendiamo il pane dal “Boulanger”.

La strada che segue, ogni tanto, si abbassa a livello del mare in corrispondenza di qualche torrente che termina in delle insenature con una piccola spiaggia per poi risalire in quota. La serena giornata si mantiene ventilata, alcune volte il vento è contrario al senso di marcia altre volte invece ci spinge. Dopo 6 ore (4 di bici) ci troviamo ai 190 m di Morsiglia e dopo altri 6 km di salita raggiungiamo Capo Corse il punto più a nord dell’isola sulla strada che valica il Col de Serra a 360 m di altitudine.

E’ un punto panoramico e caratteristico in cui, per i turisti, è d’obbligo fermarsi e salire a piedi fino al Mulino Mattei, un restaurato mulino a vento da cui si domina buona parte della punta nord dell’isola e da cui si vede chiaramente l’isola di Capraia e più in lontananza parte dell’Elba. E’ il punto in cui vediamo fermi il maggior numero di turisti in auto, moto, ed in un pullman. Sulla sommità della collina, verso l’interno, ruotano silenziose le pale di una decina di moderni mulini a vento per la produzione di energia elettrica.

Ci tratteniamo un po’ a gustarci l’ultimo bel panorama sul mare di uno stupendo blu elettrico, oltre questo posto percorreremo la pianeggiante strada che costeggia tutto il tratto orientale del “dito” fino a Bastia e di punti panoramici non ne vedremo più. I successivi 12 km sono quasi tutti in discesa su un discreto fondo stradale ed in breve giungiamo a Macinaggio il primo paese di impronta turistica della costa orientale. La nostra lista prevede la presenza di alcuni hotel dove passare la notte. Uno è troppo caro ed altri due non ci piacciono tanto (sono vecchi edifici) e siccome sono solo le 17:00 ed il sole è ancora alto decidiamo di proseguire sulla costa in direzione di Bastia.

Nei quattro paesini che attraversiamo troviamo pochi alberghi, qualcuno è ancora chiuso e qualcuno è poco bello a vedersi cosicché rimandiamo ancora la sosta. La strada ondulata si mantiene bassa sul mare e la riva è prevalentemente a scogliera eccetto in corrispondenza di alcune marine in cui la spiaggia sassosa è molto scura. Il cielo è parzialmente coperto e i colori sono abbastanza “spenti”. A questo punto la situazione ci suggerisce di raggiungere Marina di Sisco dove la lista che abbiamo propone un hotel del quale, come per altri, a casa visitammo il sito internet, conosciamo il prezzo ed è sicuramente aperto. Poco dopo ce lo troviamo di fronte all’inizio del paese.

E’ valsa la pena di rimandare il termine della tappa di oggi perché il posto è grazioso. L’hotel U Pozzu ha il ristorante al piano della strada e le camere intorno ad esso in posizione rialzata. C’è posto, sistemiamo le bici in un angolo del retro cucina e una ragazza ci accompagna alla camera che è un vero bijou. Arredamento di buon gusto e curato nei particolari in ogni angolo. Esternamente c’è un ampio terrazzo contornato da rose, delle sedie e un tavolo di plastica su cui stendiamo al sole le solite cose. Fatta la doccia e indossato qualcosa di adeguato (praticamente il solito abbigliamento serale) scendiamo al ristorante dalle soffuse e romantiche luci. Menù alla mano, pur consapevoli del rischio che corriamo, la grande voglia di mangiare della pasta ci fa ordinare spaghetti alla carbonara e penne alla boscaiola.

Accidenti a noi! Come prevedibile di italiano hanno solo il nome e la forma della pasta. Il tutto è affogato in una specie di formaggio fuso e, almeno per Leo, è stata dura mangiare un po’ di spaghetti e un po’ di penne estratti con difficoltà dalla “palude”. Per cambiare sapore decidiamo di aggiungere una tipica “salade” che risulta essere di quantità e ingredienti decisamente abbondanti rispetto a quelle mangiate precedentemente, deliziate da spicchi di arancia e castagne. Una prelibatezza che ci sazia oltre misura tanto che, raggiunta la camera a stento (anche per la stanchezza), finisce come a Porto Pollo con un “abbiocco” di alcune ore sdraiati sul letto senza esserci spogliati.

Nona Tappa: Sisco Marine - Bastia
Giovedì 9 Giugno - KM 15

Oggi breve tappa di trasferimento a Bastia. Il cielo è coperto e fa fresco, procediamo lentamente perché abbiamo molto tempo a disposizione. Il traghetto parte alle 13:30 e quindi avremmo il tempo per passare qualche ora in spiaggia ma l’idea svanisce presto, l’aria è troppo fresca. Raggiunta la città ci fermiamo al supermercato a prendere il necessario per la colazione e per il viaggio di ritorno.

Allunghiamo fino alla piazza St. Nicolas dove ci fermiamo a mangiare e leggere i giornali italiani del giorno prima. Il tempo migliora e spunta il sole, ci togliamo la tuta e ci adagiamo sulle panchine. Più tardi Leo va a fare i biglietti per il ritorno e poi, con molta calma, ci avviamo all’imbarco.

Facendo il giro della piazza, su una panchina ritroviamo il ciclista italiano che avevamo lasciato sul deserto degli Agriates che sta aspettando anch’egli il traghetto (diretto a Genova), ci dice che la spiaggetta dove ha dormito (in campeggio) è molto bella e tranquilla; ci salutiamo dandoci appuntamento a dove vorrà il destino e ci avviamo sul molo mentre la nave sta attraccando.

In attesa c’è poca gente (è giovedì), le operazioni di imbarco si completano in una ventina di minuti e noi ci trasferiamo con i bagagli sul ponte all’aperto. Le condizioni atmosferiche, contrariamente a quelle trovate alla partenza da Livorno, sono ben diverse, il sole si copre e si scopre, su Bastia le nuvole scuriscono e preso il largo occorre rimettersi la tuta. Sembra che il tempo sia malinconico per la nostra partenza dopo otto splendide giornate, pazienza.

All’altezza di Capraia (circa un’ora e mezzo di viaggio) siamo fra gli ultimi a lasciare il ponte, si è fatto veramente freddo e ci accomodiamo nel ponte principale dove stazionano quasi tutti. Poco dopo Leo è gentilmente invitato a partecipare ad una esercitazione di evacuazione della nave simulando un incendio. Assieme a pochi altri volontari esegue le istruzioni impartite dal personale indossando il giubbotto salvagente e salendo con gli altri fino al ponte in cui ci sono le scialuppe di salvataggio che andrebbero calate a mare in caso di reale bisogno.

A quel punto, come previsto, le operazioni si esauriscono, inoltre sta piovendo a vento e fa freddo e non è il caso di trattenersi oltre. A causa del mare un po’ mosso incontrato nella traversata attracchiamo a Livorno con appena un quarto d’ora di ritardo sulle 17:30 previste.

Nel frattempo è tornato il sereno, scendiamo dal traghetto e malinconicamente ci dirigiamo in città, al garage dove avevamo lasciato la macchina. Smontiamo le ruote anteriori e le borse dai nostri “cavalli di ventura”, carichiamo tutto in auto e prendiamo la via di casa. L’obiettivo è stato raggiunto e con piena soddisfazione!

Conclusioni


Esperienza indimenticabile di quasi 46 ore in sella alle bici e 74 ore di trasferimenti nei nove giorni di permanenza nell’isola. La piena riuscita di quanto ci eravamo preposti è stata favorita dalle migliori condizioni possibili che abbiamo incontrato: otto giorni di tempo splendido, nessun problema meccanico serio, gambe senza affaticamento. La mente è piena di cose fatte, viste, dette, sentite, sperate; gli occhi sono pieni dei bellissimi contrasti di colore fra spiaggia e mare, mare e boschi, roccia e cielo e le sensazioni che si sono succedute sono difficili da riportare e trasmettere così come sono state vissute. Abbiamo tentato con queste note e con le 270 fotografie scattate.
Abbiamo potuto concedere poco tempo all’aspetto turistico. Certamente meritavano più tempo la città di Porto Vecchio con il suo golfo e lo splendido promontorio e Bonifacio con le sue imponenti falesie verso la Sardegna ma le avevamo già viste nel precedente giro in camper e quindi abbiamo preferito tralasciarle. Così come alcuni paesi attraversati erano degni di una sosta più lunga ma questa prima esperienza aveva un aspetto maggiormente rivolto alla natura e a riuscire a compiere il giro completo che una vacanza culturale che indubbiamente è più fattibile se si è in auto o si hanno più giorni a disposizione.
Una costante del “giro” è stata la grande fiducia che avevamo nel ritenere che sui tornanti delle salite, dopo la curva che vedevamo davanti a noi, la strada spianasse un po’, spesso non era così ma le fatiche delle salite erano comunque sempre ampiamente ripagate dal panorama e dalle discese che, in caso di strada con un buon asfalto, era un vero divertimento percorrere a 50-60 all’ora. Certe salite su strade assolate nelle ore centrali del giorno sono state veramente dure e nei momenti in cui ci siamo trovati soli per diverso tempo abbiamo avuto quasi la sensazione di essere gli unici al mondo diretti verso una meta non ben definita, di andare avanti sperando di incontrare qualcuno per farci tornare alla realtà, e puntualmente questo accadeva.
Ci è anche capitato che in una interminabile di queste salite, con anche l’energia del cervello in riserva abbiamo “battezzato” le nostre due biciclette Krik e Krok (eravamo proprio “alla frutta”, anzi era finita anche quella)!
Ci siamo trovati spesso, nella costa ovest, nella strana condizione di dispiacerci ad affrontare una discesa perché sapevamo bene che dopo era praticamente certo che sarebbe seguita la salita. Un aiuto a capire quanto mancasse ai punti di “scollinamento” che la cartina indicava ci è stato fornito dall’altimetro dell’orologio di Leo.
Parliamo comunque di salite che per un “ciclista” serio sono uno scaldamuscoli ma per noi, molto turisti, sono state discretamente impegnative.
Più volte, salutando qualcuno ai bordi di strade di particolare difficoltà, ci è stato rivolto un cortese “Bon courage” che però ci suonava quasi come un incoraggiamento “pietoso”.
E’ anche curioso constatare che, particolarmente sulle salite, c’è il tempo di analizzare la strada e il suo ciglio metro per metro e non perdere nessuno di quei particolari che sfuggono quando si è in auto: asfalto, roccia, arbusti, fiori, animaletti, colture, abitazioni, panorama ecc.

Da evidenziare che la maggior parte della costa orientale è sfruttata turisticamente solo in piccola parte, per il resto è “al naturale” ed i paesi costieri sono pochissimi. La sensazione è che i corsi non abbiano nessuna intenzione di estendere le strutture turistiche per quello che si potrebbe e far diventare l’isola una meta del turismo di massa ma che, invece, custodiscano gelosamente l’aspetto naturalistico. Segnali in questo senso sono il fatto che un terzo del territorio dell’isola è parco naturale e la spiccata intolleranza verso il campeggio in tenda o camper al di fuori dei campeggi regolari.
I segni della volontà indipendentista dalla Francia sono particolarmente evidenti nella parte nord-occidentale e si manifesta con numerose scritte “FLNC”; su moltissimi cartelli stradali indicanti le località nella doppia denominazione (corsa e francese) è stato cancellato il nome francese e lasciato quello corso; la scritta più rappresentativa la troviamo vicino a L’Ile Rousse su un muro: ”è megliu di more corsu che campà francese” ; molto esplicativo!
Ci sono rimasti impressi, oltre ai più che ovvi aspetti naturalistici:
•    il fatto che quasi tutti comprendono l’italiano e se la cavano a parlarlo (stranamente, un po’ meno i giovani);
•    i diversi punti della strada in rifacimento nella parte nord-ovest
•    i numerosi motociclisti incontrati (spesso in gruppo);
•    le tante auto malconce e rumorose in circolazione;
•    la prudenza dimostrata (a volte anche eccessiva) dagli automobilisti nel superarci;
•    gli innumerevoli saluti ricambiati da pedoni, ciclisti e motociclisti;
•    i prezzi non proprio modici (particolarmente acqua minerale e vino);
•    i fichi d’India ai bordi delle strade in grande quantità;
•    la scarsa disponibilità di acqua nelle fontane pubbliche e nei piccoli torrenti;
•    le numerose vecchie torri sui vari promontori della costa;
•    il prezzo dei carburanti superiori ai nostri (pur di poco);
•    l’eccesso di rifiuti ai bordi di alcune strade che contrasta fortemente con lo splendore delle spiagge e del mare.
Al termine, la gita-sfida ci ha comunque dato una grande sensazione di libertà e indipendenza ed anche di poter fare qualsiasi cosa con quel poco che avevamo con noi, forse perché qualcosa di importante (almeno per noi) l’avevamo fatto.
Essere riusciti in quello che qualche mese prima ci sembrava qualcosa di irrealizzabile ci inorgoglisce e ci riempie di soddisfazione poter dire “io l’ho fatto”.

Ad amici, parenti e conoscenti
Lori e Leo


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