lunedì 19 giugno 2017

Valchiusella, la valle di Alice

A Cura di Toni Farina

In Valchiusella c’è Alice (parola sdrucciola, con l’accento sulla “A”), paese delle meraviglie. Fra le meraviglie di Alice ci sono la torbiera e i due laghi omonimi, grande e piccolo. In Valchiusella c’è anche Alice (parola piana, con l’accento sulla “i”). Alice vive a Rueglio, altro paese delle meraviglie. Alice a Rueglio conosce tutti, e conosce tutto.

La storia, le tradizioni, gli scritti di Pietro Corzetto Vignot*, il “poeta in fondo al mare”. Mi racconta della Ka ‘D Mezanis e del prato della Cogna, che in quanto a bellezza nulla ha da invidiare al celebrato prato di Cogne (quello di Sant’Orso). Sullo sfondo in luogo della Valnontey c’è la Bella Dormiente, il crinale che congiunge le cime della Quinzeina e del Verzel, che in certe albe e tramonti nulla hanno da invidiare alle cime del Gran Paradiso.

Descrizione del percorso

La Bella Dormiente accompagna un buon tratto del viaggio. D'altronde, la pedalata in Valchiusella si svolge per intera in ambiente montano. Un ambiente però particolare che rende questa valle unica nel panorama piemontese in virtù di peculiari caratteristiche morfologiche. Intanto la Valchiusella non è una valle sola ma due, e tale era considerata un tempo. La parte prossima alla pianura, ampia, aperta, accogliente, con aspetto più collinare che alpino, era detta valle di Chy. La parte alta, detta valle di Brosso o Valchiusa, assume invece caratteristiche pienamente alpine.

In particolare da Traversella in su, il toponimo “Valchiusa” è accreditato da un ambiente aspro, dove i pendii precipitano sul fondovalle senza ritegno. Alpi canavesane doc, insomma, terreno di gioco per escursionisti esigenti. Adatto a pedalatori esigenti è invece l’itinerario suggerito, che privilegia la parte bassa, fino a Traversella, limitandosi a lambire la zona “alpina”. Un itinerario in buona parte ad anello, che dalla strada provinciale di fondovalle si spinge sulle più tranquille provinciali laterali per raggiungere gli angoli più appartati. Partenza suggerita dalla località Ponte Preti, frazione di Strambinello esterna alla valle, tuttavia entrée perfetta: la collocazione sulla riva del Chiusella e lo splendido ponte costituiscono una premessa ideale alla pedalata.

Dopo un esordio in lieve salita fra boschi e radure, si giunge a Baldissero, borgo ai piedi dei Monti Pelati dove si entra nella valle, accolti dalla strettoia della Gurzia. Passato Vidracco la valle però si apre nella conca di Vistrorio, presentando così le sue caratteristiche. A Gauna (frazione di Alice) si lascia il fondovalle per salire a Pecco, quindi si prosegue a balcone sulla torbiera di Alice verso gli omonimi laghi. Raggiunta Alice su via secondaria si riprende la strada di fondovalle. Un chilometro o poco più, poi la si abbandona nuovamente per dirigersi a Brosso, da dove, con una rilassante planata, si va a Vico. Tornati sulla strada di fondovalle si passa Drusacco e quindi si giunge a Traversella, capolinea del viaggio. Per il ritorno si cambia versante. Attraversato il Chiusella si va a Inverso, e quindi con una ripida discesa si cala sull’ampio fondovalle. Un ambiente pastorale e bucolico accompagna a Trausella, dove si lascia la via principale per proseguire sul lato all’envers verso Rueglio. Con un’ombreggiata salita si guadagna l’ampia terrazza che ospita l’abitato, ai piedi della cima Bossola. Si scende poi a riattraversare il Chiusella per chiudere l’anello e proseguire sulla via di andata fino a Vistrorio. Dove si cambia, per l’epilogo si va su altra via. Con un’ultima, tranquilla risalita sulla riva sinistra dell’invaso della Gurzia si va a scavallare il cordone morenico che delimita a mezzogiorno la valle. Oltre c’è la pianura: in distesi tornanti fra filari di vigna si cala a Strambinello e quindi alla pedemontana. Da attraversare con cautela: lì sotto c’è Ponte Preti.



Si pedala 
Parte 1, da Ponte Preti ad Alice 
Due passi sul ponte per apprezzare l’opera del Chiusella. Uno sguardo in alto al borgo capoluogo, Strambinello, in posizione tipicamente “canavesana” sul versante a solatio del cordone morenico dove si transiterà al ritorno. Poi si va: esordio in lieve salita tra boschi e radure. Un chilometro di rettifilo conduce al sottopasso della statale 565 “pedemontana”, oltre la quale si entra in Pramonico, frazione di Baldissero. Oltre l’abitato si prosegue sulla Sp 222 in direzione di Castellamonte. Un centinaio di metri o poco più: alla prima strada (via Molino) si svolta a destra per il capoluogo, giungendo all’area di sosta prospiciente il municipio.

Si entra così nella valle, per sfilare alla base dell’altura dei Monti Pelati con l’omonima riserva naturale (vedi scheda). La strada è la provinciale 61, ma dopo poche pedalate la breve digressione per il nucleo storico del paese offre subito un’occasione di variante sulle vie selciate del borgo, transitando così ai piedi della torre campanaria, curiosamente discosta dalla chiesa.
La Valle di Chy, parte inferiore della Valchiusella, descritta in premessa come ampia e accogliente, da’ però il benvenuto ai pedalatori con una strettoia. Usciti dal borgo, dopo un esordio al piede dei Monti Pelati, la strada corre a lungo in pedalabile, ma costante ascesa sul lato destro di una forra: l’Orrido della Gurzia, che imprigiona il torrente Chiusella prima di liberarlo sulla pianura. La sorpresa è però bilanciata dal luogo, pittoresco e interessante sotto il profilo geologico. Immancabile una sosta per osservare dall’alto il torrente, sosta da farsi prestando tuttavia attenzione alla strada, in questo punto stretta e tortuosa. 

La gola è sbarrata dalla diga che forma l’invaso idroelettrico (della Gurzia, o lago di Vidracco) dal quale il Chiusella precipita nella gola con un notevole salto. Passato l’invaso la valle si apre e in breve si giunge al secondo paese: Vidracco. La desinenza “acco” (assai diffusa nella valle, deriva dal celtico “acqua”) ragguaglia sul principale elemento distintivo: l’acqua, forza motrice per l’economia di un tempo, come informa la bacheca relativa al locale ecomuseo. L’area di sosta presso il municipio segna anche il termine della prima parte in salita, subito dopo la strada concede tregua: un’occasione per riposare anche lo sguardo, adagiandolo sui morbidi crinali del versante sinistro orografico. Par più Toscana che Alpi quaggiù la valle, e borgo di Toscana pare Vistrorio, che si concede alla vista annegato nel verde. Di aspetto assai diverso è la spoglia china del Monte Gregorio, ultima cospicua elevazione sul lato sinistro della valle (il monte è ben visibile fra Ivrea e Quincinetto, alle soglie della Valle d’Aosta). Il Gregorio conferma che di Alpi si tratta: passato il cartello che annuncia il paese, si lascia a sinistra la deviazione per Issiglio, all’imbocco della selvaggia val Savenca, e ci si distende per attraversare il ponte sul Chiusella, iniziando così la pedalata sul versante sinistro orografico.
Si riprende a salire. Con un momentaneo cambio di direzione si va in direzione di Vistrorio, raggiungendo l’incrocio con la Sp 64 proveniente da Strambinello, dove proseguirà il viaggio. Il consiglio è però di rimandare l’immissione per una breve digressione nel centro del paese, pedalando così in più lieve ascesa. All’uscita dal borgo un pannello di legno riporta l’incisione della Bella Dormiente, il crinale fra la Quinzeina e il Verzel che accompagnerà per un tratto il viaggio elargendo scorci a profusione.

Lasciato Vistrorio, la strada prosegue in ragionevole pendenza tagliando l’ombreggiato lato nord del pendio. Giunti in borgata Gauna, frazione di Alice, si lascia la provinciale di fondovalle per salire a destra sulla più tranquilla Sp 65 seguendo l’indicazione “Pecco-Lugnacco” (ancora desinenze celtiche). Un paio di stretti tornanti immettono su un rettifilo a pendenza costante e a tratti piuttosto sostenuta che innalza ai margini di Pecco, dove si continua a sinistra per Ivrea e Alice (il centro del paese richiede un breve supplemento di salita). La salita cessa e, dopo pochi metri, un’apertura nella vegetazione consente un illuminante affaccio sulla valle di Chy, con scorcio d’eccezione sulla dirimpettaia val Savenca e sulla Bella Dormiente. Ad attirare lo sguardo è però soprattutto Rueglio con i suoi tetti di lose, in notevole contrasto cromatico con il verde intorno (sulla sinistra, un sentiero – pista per MTB scende in 15’ alla sottostante torbiera).

Si va ora in cerca di natura. Il view point è la premessa alla rilassante e ombreggiata discesa sulle boscose pendici del rilievo morenico, alti sulla conca della torbiera di Alice (vedi scheda finale) e sul valloncello del rio delle Secchie. La discesa termina con un paio di stretti tornanti che immettono sulla Sp 68 Alice – Lessolo (via diretta per Ivrea). Svoltati a destra e subito a sinistra per regione Priere si giunge dall’area di sosta – punto info dell’area naturalistica dei laghi di Alice, Piccolo e Grande, punto d’inizio dei percorsi pedestri che li costeggiano (pittoreschi scorci sul lago Grande sono possibili anche dalla sella della bicicletta proseguendo per un tratto sulla provinciale verso Lessolo).

La strada provinciale 68 conduce diretta ad Alice in circa un chilometro, ma è possibile optare per una soluzione leggermente più impegnativa che consente però di effettuare un appagante periplo della torbiera. Dal punto info si taglia in lieve salita fra i due laghi fino al punto in cui la strada effettua un curva a gomito a destra, lambendo un’abitazione.

In questo punto si dirama in direzione opposta una carrareccia (percorsi per MB, ma fattibile anche con bici non specifica) che continua ancora in lieve salita al piede del pendio per immettersi, dopo circa 200 metri, nella stradina asfaltata che collega il capoluogo a regione Piani. A sinistra, sopra la torbiera, si giunge nella parte alta dell’abitato di Alice Superiore (via Piani), dominata dalla parrocchiale dedicata a San Martino. Scesi in paese si prosegue sulla strada principale, oltre la piazza del municipio, per riprendere in breve la Sp 64 che prosegue nella valle.

Parte 2, da Alice ai laghi di Meugliano, a Brosso, a Vico. A Traversella
La strada ritorna a salire, il fondovalle si stringe … e costringe il Chiusella in una forra rocciosa: la gola di Garavot. Superata la deviazione a destra per i laghi di Meugliano, si giunge dopo un centinaio di metri al punto di partenza del sentiero che, in pochi minuti di discesa, consente di apprezzare uno dei punti più spettacolari dell’intero corso del torrente. 

Tornati alla deviazione, si lascia per la seconda volta la strada di fondovalle per andare sulla più tranquilla Sp 66. La meta è Brosso, paese appartato all’estremità nord orientale della valle, ai piedi dei monti Gregorio e Cavallaria, sul ciglio del profondo solco della Dora Baltea. Appena svoltati, si inizia a inanellare una serie di torniché in giudiziosa pendenza in un bel castagneto. Al termine dei tornanti, l’inattesa comparsa delle conifere (pini silvestri e larici) annuncia la zona dei laghi di Meugliano, raggiungibili con una deviazione di circa mezzo chilometro (i laghi di Meugliano sono probabilmente il luogo a maggior frequentazione turistica della valle).

La provinciale 66 continua a salire senza strappi in una galleria di fronde (conifere, castagni, frassini) che attenua l’eventuale calura estiva e consente di apprezzare la prospettiva che, dopo un chilometro, si apre sul paese. I parapendio decollati dalla cima del monte Cavallaria accompagnano con i loro volteggi la successiva discesa: la loro meta è un prato in quel di Baio Dora, la meta (intermedia) dei pedalatori è invece un panoramico spiazzo dove un cartello annuncia: Brosso, 797 metri.

Con un supplemento di salita si giunge al paese, e con un ulteriore supplemento si può guadagnare la cimiteriale Chiesa di San Michele che attira lo sguardo in alto contro-cielo. Con meteo amica, il colpo d’occhio vale lo sforzo: un autentico giro d’orizzonte, dal Monte Marzo alla Serra d’Ivrea, con la “città delle rosse torri” in basso, sulle sponde della cerulea Dora. (la chiesa di San Michele è collocata al limite estremo orientale della Valchiusella, sul ciglio del profondo solco della Dora Baltea: la si scorge viaggiando sulla A5 fra Ivrea e Quincinetto, ansiosi di entrare nella Vallée).
Scesi nel cuore del borgo, si può andare al margine opposto, alla chiesetta di San Rocco che ospita una mostra di minerali (la chiesa è punto d’inizio del percorso mineralogico del Parco della Brossasca).

Da Brosso si va a Vico. Il viaggio cambia direzione, da nord a ovest, e in un paio di chilometri di gratificante planata ai piedi del monte Gregorio si giunge al centro più popoloso della valle. Un caratteristico vultun è la premessa al centro del paese, che si attraversa per procedere sul lato opposto verso Traversella. Usciti dal paese, si può apprezzare un lembo di paesaggio particolare: di fronte al cimitero di Drusacco (frazione di Vico), si alza il Truc del Castel, bel dosso prativo al culmine del quale attira l’occhio un crocchio di alberi. Alcuni frassini e ciliegi in singolare posizione contro cielo, mentre, sul ciglio della strada, un solitario noce pare messo lì apposta per favorire composizioni fotografiche.
Il quadretto ricorda ancora una volta l’indole collinare della bassa Valchiusella, ma basta volgere lo sguardo a occidente per realizzare che di Alpi si tratta, Alpi Graie canavesane, tutt’altro che collinari... Dopo 100 metri si torna sulla strada di fondovalle (Sp 64) a poche pedalate da Drusacco, altro borgo con desinenza “acco” che accoglie i viaggiatori con la bella via centrale selciata e con la fontana la cui acqua è detta “regina delle fonti”.

Giunti al lato opposto del borgo, agli osservatori non sfuggirà la targa su un’abitazione: Monte Marzo, toponimo non casuale, omaggio al Monarca della valle. Se ne sta defilato il “Marzo”, esibendo con distacco, da vero signore, il suo inconfondibile profilo piramidale.

Traversella è ora la meta. Lasciato Drusacco la strada sale dolcemente con ampie volute, seguendo gli avvallamenti. Il viaggio ne guadagna e si va senza fatica, lasciando lo sguardo libero di adagiarsi sul versante opposto, dove si transiterà al ritorno. Si risale così (con lo sguardo) il dolce declivio di cima Bossola, un armonico alternarsi di boschi e radure prative punteggiate di abitazioni. Ai piedi del monte Lion sta invece Inverso, con il suo campanile che spicca “all’envers della valle”. In alto, oltre il crinale, la slanciata piramide del Verzel tenta di rubare la scena, ma è un tentativo vano perché ben presto il Monte Marzo ristabilisce le gerarchie.

In breve, il cartello indicante la quota “800 metri” è la premessa all’ingresso nell’ampia conca di Traversella. Attraversato il rio Bersella, con un tornante si accede al cuore del paese, cuore litico, vista la passata, intensa attività mineraria, testimoniata dal Museo delle Miniere. Situato sulla sinistra orografica del Bersella , il museo consente tra l’altro di osservare minerali rari, in gran parte provenienti dal Monte Gregorio.
Attraversato l’abitato si giunge in piazza Cavour, dove una bella fontana segna l’inizio del Sentiero delle Anime, la via di transito delle anime dei defunti … Tutto questo un tempo, oggi invece il sentiero è frequentato soprattutto da vitali camminatori, attirati dal bel paesaggio e dalla notevole quantità e qualità di incisioni rupestri. Paesaggio altrettanto bello attende anche i pedalatori, ma altra è la loro direzione …

Variante nella Valchiusa: Si va “a Fondo” …
... e non in senso metaforico. Un allez-retour di discreto impegno per fare conoscenza diretta con il volto più alpino della valle: la Valchiusa di un tempo. Quasi a convalidare il toponimo la valle si chiude subito e, su strada più stretta, si prosegue a occidente. Con il Marzo fisso all’orizzonte e il Chiusella che canta nella gola, si va alternando lievi pendenze a brevi strappi, giungendo in 4 chilometri ad attraversare il ponte sul Rio Tarva, a pochi metri dall’inizio del sentiero per Succinto. Alloggiato in panoramica posizione sul versante a solatio della valle, Succinto è un villaggio straordinario, perfettamente conservato: visita consigliatissima. Ancora uno strappo conduce al ponte sul Chiusella che si attraversa per proseguire sul lato opposto. La strada s’impenna, ma da ultimo concede tregua, ed è un bene perché Fondo e il suo ponte ad arco sul Chiusella sono meritevoli di quieto apprezzamento. Poi si torna. Monte Marzo alle spalle e mano sui freni si cala rapidi a Traversella. Poi si cambia.

Parte 3, dall’indrit a Inverso, a Trausella
Traversella è il capolinea, per il ritorno si cambia versante. E si cambia modalità di viaggio: la via di ritorno esordisce con una ripida picchiata al ponte sul Chiusella. Da piazza Cavour si imbocca la strada per l’alta valle, pochi metri soltanto poi si svolta a sinistra sulla via circonvallazione e, mano sui freni, si scende fino al punto in cui la pendenza si smorza: è qui che si dirama sulla destra la via secondaria per Inverso. Ancora con mani sui freni si cala senza ritegno al ponte che unisce i due lati della valle.

L’acqua cristallina del torrente e il Monte Marzo d’infilata sull’orizzonte, più svettante che mai, sono meritevoli di una sosta di contemplazione. Segue la breve risalita sul versante opposto, compensata dallo scorcio su Traversella in solatia posizione ai piedi del monte Gregorio.

Inverso, enclave di Vico all’envers della valle. La piazza della chiesa è la premessa a una lunga discesa: un primo tratto assai ripido conduce sul fondovalle, dove la pendenza si attenua sensibilmente e ci si può abbandonare alla forza di gravità. Spalle al monte Marzo, si fila ai margini di splendide distese di prato. Una gioia per gli occhi, vero relax ciclistico.

La meta è Trausella, piccolo comune ai piedi del versante settentrionale di cima Bossola. Nel borgo si lascia a sinistra la via che taglia nella valle per attraversare il Chiusella e si continua nella piana in direzione di Rueglio, lungo la via omonima. Sul lato opposto spicca Drusacco, frazione di Vico conosciuta all’andata, mentre alle spalle il monte Marzo si appresta a lasciare l’orizzonte. Un ultimo omaggio visivo al Signore di Valchiusa è senz’altro di buon auspicio per la prosecuzione del viaggio: a breve, una salita attende i pedalatori.

Dopo Trausella la strada si discosta dal piede del pendio per tagliare nella piana, ma giunta al limite inferiore si porta nuovamente verso il fianco della montagna. Cambia l’ambiente - dal prato al bosco - e cambia l’impegno: dalla lieve, distensiva discesa, all’annunciata salita. Quasi a compensare lo sforzo che attende i pedalatori, la piana di Trausella si esibisce però con un angolo degno di “intima” osservazione. Giunti al limite del bosco, dove inizia la salita, il consiglio è scendere di sella e gratificare lo sguardo con la scenografia, degna di un Segantini o di un Delleani.

“Bucolico” è l’aggettivo appropriato, “tonificante” è invece l’aggettivo adatto all’ombra pomeridiana che accompagna l’ascesa. L’esordio è dolce, poi la pendenza si fa più sostenuta, ma il tratto è breve: doppiato il crinale che scende dalla Bossola la salita si trasforma in un rilassante falsopiano. Il viaggio cambia direzione … e si torna nella Valle di Chy.



Parte 4, da Trausella a Rueglio, a Strambinello, a Ponte Preti.
Il ritorno alla valle di Chy è segnato dalle cime della Quinzeina e del Verzel che fanno capolino tra le fronde. In prossimità di una curva, dove inizia la discesa sul fondovalle, è bene lasciare la strada principale per dirigersi a destra sulla prima via di ingresso in Rueglio. Raccolto su un’ampia terrazza naturale compresa fra la valle principale e la laterale valle del Savenca, ai piedi del versante a solatio della cima Bossola, Rüvèi offre svariate ragioni di interesse, architettoniche e paesaggistiche.

Nel cuore dell’abitato si trova la Ka ‘D Mezanis, abitazione storica, fra le meglio preservate della zona. Un vero monumento: risalente (la parte più antica) al 1500, l’edificio conserva in modo esemplare l’architettura con loggiato ad arcate tipica del Canavese (dopo un intervento di restauro conservativo, Ka ‘d Mezanis diventerà edificio di rappresentanza, sede museale con spazi per mostre).

Proseguendo oltre l’abitato in via del Mulino si giunge alla chiesetta e al piano della Cogna, distesa prativa che “in quanto a bellezza nulla ha da invidiare al celebrato prato di Cogne …”. Solo qualche decennio or sono la piana era una multicolore distesa di coltivi, fonte di sostentamento a chilometro zero dei ruegliesi. Rientrati in paese, nella piazza centrale, la piazza del municipio, inizia la discesa nella valle. Discesa piuttosto ripida: un paio di tornanti precedono il lungo ponte sul Chiusella. Lo si attraversa di slancio, cogliendo così l’abbrivio per superare la breve risalita che riporta sulla strada provinciale a valle di Alice.

La luce radente del tardo pomeriggio nasconde i dettagli ma esalta i profili. Come il profilo della Bella Dormiente che scorta la rilassante calata per Gauna e Vistrorio. Una strada nota, non così la prosecuzione. Al primo incrocio, si lascia a destra la via dell’andata sulla Sp 61 e si va a sinistra, continuando sulla Sp 64 verso Ivrea, ma soprattutto verso Strambinello. E così si risale ancora una volta, l’ultima lieve salita verso il crinale morenico che chiude a mezzogiorno la valle. Ultima e ripagata dal prolungato scorcio sull’acqua tranquilla del lago della Gurzia, illuminato di pomeridiana luce radente. La stessa luce che si distende sulla valle: guadagnato il crinale morenico è bene fermarsi per un ultimo sguardo. Oltre il crinale si cambia orizzonte: dalle montagne alle colline. Ma sempre di Canavese si tratta.
Canavesani il paesaggio, i filari di vigna e il borgo di Strambinello. Che accompagnano in distesa sequenza di tornanti all’incrocio con la perigliosa statale “pedemontana”. Un breve intervallo di cautela precede l’arrivo: attraversata (con molta attenzione) la carreggiata s’imbocca la stradina selciata che, con un’ultima, breve discesa, conduce a Ponte Preti.
Il ponte più bello, sul Chiusella.


Scheda 1: Monti Pelati, che in realtà pelati non sono …
 … anzi, a dispetto dell’apparenza vantano una flora varia e, soprattutto, esclusiva. Sono detti anche “Monti Rossi”, cromia grazie alla quale spiccano nel verde paesaggio canavesano, nella piana fra Castellamonte e Ivrea, allo sbocco della Valchiusella. Ma non di solo colore si tratta. La zona dei Monti Pelati è infatti una vera isola bio-geografica, caratterizzata da ecosistemi assai diversi dalle aree limitrofe. Una condizione del tutto singolare, avvalorata dall’istituzione nel 1993 di un’area protetta: la Riserva naturale dei Monti Pelati e Torre Cives (la torre che spicca sulla panoramica sommità, a 581 m di quota).  


Le prerogative dell’area sono essenzialmente geologiche: l’intera riserva si trova infatti lungo la Linea Insubrica (o del Canavese), che separa due zolle tettoniche. I Monti Pelati costituiscono un massiccio ofiolitico formato per la quasi totalità da lherzolite fresca, di colore grigio-verde (la composizione della roccia è la ragion prima della passata attività di estrazione della magnesite).
Particolare è anche il microclima, a forte componente xerica, che favorisce tra l’altro la presenza di specie rare di insetti. Pedasia luteella, Phytoecia vulneris, Leptothorax flavicornis, nomi che dicono nulla ai più ma che stimolano… le antenne degli entomologi. È però soprattutto l’avifauna a sfruttare le peculiarità della riserva: tottavilla, ortolano, succiacapre, vari fringillidi come il fanello e il lucherino. Vere particolarità sono la cincia dal ciuffo, di solito legata ai boschi montani di conifere, e la bigiarella, silvide migratore che sulle Alpi nidifica solo oltre i 1000 m di quota. Al contrario, sono specie tipiche del clima mediterraneo il calandro e l’occhiocotto.
Il clima e il substrato roccioso sono all’origine di un’interessante flora lichenica e rupicola. Limitata è al contrario la vegetazione d’alto fusto, presente in modo quasi esclusivo sul versante nord e caratterizzata da betulle, pini neri, silvestri e strobi (specie alloctona), impiantati negli anni ’50. Stessa origine per il rimboschimento di larice, presente nel versante nord del Monte Cives.
Monti Pelati a parte, interessante dal punto di vista geologico è un po’ tutta la zona del torrente Chiusella allo sbocco nella pianura. La spettacolare Gola della Gurzia è ad esempio il risultato di un cambio di percorso del Chiusella dopo il ritiro del ghiacciaio che ricopriva la piana d'Ivrea (circa 20.000 anni fa).


Scheda 2: Laghi di Alice e Meugliano: un parco naturale per la Valchiusella
Un parco finora non fatto ed è davvero un peccato. Oltre a meglio tutelare la zona in questione, l’istituzione di un’area protetta avrebbe rappresentato un importante marchio di qualità ambientale con beneficio per tutta la valle.
La zona si colloca in una conca all’interno della morena laterale destra dell’anfiteatro morenico d’Ivrea, originata dal ritiro del grande ghiacciaio Balteo. Una zona di elevato valore naturalistico,opportunamente individuata come Sito di Interesse Comunitario (SIC) ai sensi della Direttiva europea “Habitat”.

Punto d’eccellenza naturalistica del SIC è la zona dei due laghi di Alice, Grande e Piccolo, con l’adiacente torbiera. È questo infatti il settore che ospita gli ambienti e le specie più interessanti. Specie vegetali, come il trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata), il ciliegio a grappoli (Prunus padus) e i residui alneti di ontano nero che circondano le zone umide. Tra le specie animali si segnalano il tritone crestato (Triturus Carnifex) e la raganella (Hyla intermedia).
All’estremo nord il SIC comprende i laghi di Meugliano, zona di cospicuo afflusso turistico indotto anche dal suggestivo bosco di conifere che circonda lo specchio d’acqua, un bosco d’impianto bello a vedersi ma forzato e anomalo sotto il profilo ambientale. Sempre nella zona nord il SIC si espande in un lembo di fondovalle per comprendere la Gola di Garavot, dove il torrente Chiusella è costretto in una stretta forra fra grandi rocce levigate, originando una spettacolare successione di piscine e salti d’acqua.

 ⃰Pietro Corzetto Vignot, Peder Kurzat Vignot, illustre ruegliese, vissuto fra il 1850 e il 1921. Poeta e scienziato, inventò fra l’altro la sfera metidica, antesignana dei sommergibili. 
 
Difficoltà


Un viaggio diverso anche per le tipologie di strada. Si pedala infatti sulle strade nella provinciali che servono i centri della valle, caratterizzate da traffico relativamente intenso, soprattutto nelle ore di punta e nei giorni festivi. La soluzione suggerita, anche se piuttosto impegnativa per il dislivello complessivo, garantisce comunque discreta tranquillità. Il traffico, presente in particolare sulla provinciale di fondovalle, non scoraggia tuttavia i molti ciclisti che hanno eletto la Valchiusella a terreno di gioco, attirati dal paesaggio e dalle pendenze, accessibili a tutti, purché dotati di mezzo adatto e un minimo di abitudine. In virtù delle citate peculiarità, la Valchiusella sarebbe tuttavia meritevole di frequentazione ancora più ampia, aperta anche ai ciclisti meno sportivi. Per questo si confida che i locali amministratori adottino o sollecitino misure adeguate a migliorare la sicurezza dei visitatori a pedali: nell’interesse dei visitatori stessi e dell’economia della valle.

Varianti ed Eventuali


Andare a “Fondo”: variante adatta ai più grimpeur. Da Traversella si allunga fino al termine della strada principale (a Fondo, appunto). Cinque km e 200 m di dislivello con finale in crescendo di pendenza, premiati dal bel ponte ad arco sul Chiusella.
I meno allenati possono scegliere di evitare le digressioni laterali, rimanendo sulla provinciale di fondovalle. Si abbrevia il percorso e si limita il dislivello, a scapito però della varietà e dalla tranquillità. Altra possibile abbreviazione, limitare il viaggio alla valle, partendo e tornando a Baldissero.
Mountain bike. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, agevolata da una carta di recente realizzazione richiedibile ai punti info di valle.
Infine un consiglio: programmare almeno un paio di giornate, abbinando la pedalata a camminate sui sentieri segnalati, o alla visita delle zone mineralogiche: la Valchiusella è l’area italiana a maggior diversità di minerali.

Riferimenti


Partenza e arrivo: Ponte Preti (frazione di Strambinello)
Sp 222 - Pramonico – Baldissero – Riserva naturale dei Monti Pelati - Sp 61 - Orrido della Gurzia – Vidracco – ponte sul Chiusella – Vistrorio – scorcio sulla Bella Dormiente – Sp 64 - Gauna – Sp 65 - Pecco – scorcio sulla valle di Chy – torbiera e laghi di Alice – Alice Superiore – Sp 64 - Gola di Garavot – Sp 66 - Brosso – Chiesa di San Michele - Parco della Brossasca - Vico - Truc del Castel – Sp 64 - Drusacco – scorcio sul monte Marzo - Traversella – ponte sul Chiusella – Inverso – Trausella – Rueglio – Ka ‘D Mezanis - piano della Cogna - ponte sul Chiusella – Sp 64 - Vistrorio – crinale morenico – Strambinello


Lunghezza: 47 km

Treno + bici 
Linea SFM (Servizio Ferroviario Metropolitano) con stazione a Castellamonte, a 6 km da Ponte Preti (ex Ferrovia Canavesana).

Il Percorso



Il Video



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