giovedì 7 maggio 2026

Un Salto in Salento - Seconda Tappa: Ostuni - Torre dell'Orso

Buongiorno. Direi che le orecchiette con le cime di rapa e la purea di fave con cicorietta sono state ampiamente digerite… anche se, appena sveglio, il primo pensiero è stato che questa sera le bisserei volentieri.


A parte questo, ero partito con l’idea di un tour tranquillo, quasi “da noia”. Invece, nonostante il percorso pianeggiante, il forte vento si sta rivelando un degno sostituto delle salite.



Stanotte abbiamo dormito con la pompa di calore accesa a 28 gradi, mentre questa mattina il cielo è coperto. Ma la cosa che più mi interessava capire era una sola: il vento. E purtroppo la risposta è arrivata subito… c’è ancora, eccome.

Smetto di lamentarmi. In realtà avremmo voluto fare un giro più approfondito, ma eravamo infreddoliti e poco convinti. Così ci siamo limitati a qualche foto: un monumento, la colazione e soprattutto il mio primo pasticciotto leccese. Avrei fatto volentieri il bis, ma mi sono trattenuto… rimando a domani mattina.

Ostuni, la città bianca, si trova su una collina di tufo, con strade e vicoli che salgono e scendono senza sosta. Ma oggi ho preferito evitare di iniziare con uno “spaccagambe”, quindi via verso la litoranea… a prendere vento.

E il vento di ieri si fa sentire tutto nelle gambe.

Durante la giornata ci siamo spesso concessi qualche deviazione dalla traccia, per esplorare porticcioli e parchi naturali incontrati lungo il percorso. È vero, girare il Salento a zig zag allunga chilometri e tempi, ma siamo qui per questo: visitare, osservare e pedalare.

Molti dei borghi sul mare che abbiamo attraversato, in questo periodo, sono quasi deserti: tutto chiuso, pochissimo traffico. Alla fine, però, visto uno… visti tutti. Così abbiamo deciso di allungarci solo dove c’era qualcosa di davvero caratteristico: una torre costiera o un piccolo borgo di pescatori.

Come Torre Sabina, con il suo porticciolo naturale che offre riparo ai piccoli gozzi. Qui ci siamo fermati ad osservare i pescatori mentre sbrogliavano le reti, liberando il pescato che poi sarebbe stato venduto ai pochi residenti. Ho parlato con uno di loro, inizialmente piuttosto arrabbiato. Non capivo il motivo, poi si è sfogato: con i costi attuali del carburante, uscire in mare è sempre più difficile. Eppure, la passione vince su tutto.

Proseguendo, siamo arrivati a Torre Guaceto, con il suo splendido parco e l’importante riserva della LIPU. Qui abbiamo incrociato diverse scolaresche, accompagnate da guide che spiegavano ai ragazzi la vita e le abitudini delle tante specie di uccelli che popolano l’area.

 

Questo continuo saliscendi tra la litoranea sul mare e le inevitabili risalite per ritrovarla ci ha davvero messi alla prova. Non si faceva nemmeno in tempo a prendere il ritmo che bisognava cambiare nuovamente andatura. Tantissimi tratti erano su strade bianche, ma almeno il traffico era quasi assente, e questa è stata una bella consolazione.

In teoria non saremmo dovuti passare da Brindisi. Però, “barando” un po’ con Gianni, gli ho detto che la traccia passava proprio di lì. E meno male.
Sì, è una città più caotica, con molto traffico, ma ne è valsa assolutamente la pena.

Il porto di Brindisi è davvero particolare: entra dentro la città per un lungo tratto e le dà un’atmosfera unica. Nel porto erano ancorate anche diverse navi militari. 

Vederle dal vivo fa impressione, soprattutto con i ponti pieni di mezzi che inevitabilmente riportano il pensiero alla guerra. Qui si trovano un’importante base della Marina Militare e una grande base aeronautica.

Qualche foto al porto, al Duomo e a una parte del castello normanno, oggi utilizzato come caserma della Marina… poi di nuovo in sella.

È tardi e uscire da Brindisi non è semplicissimo, ma sorprendentemente questa volta la traccia Komoot non ci fa brutti scherzi. Tutto fila liscio. Il vento, invece, continua a farci compagnia e il cielo resta cupo, nonostante le previsioni più ottimistiche.

Percorriamo una strada molto tranquilla, in parte sterrata, che per lunghi tratti costeggia la statale Adriatica. L’unico fastidio è il rumore delle auto che sfrecciano veloci. Ogni tanto, lungo il percorso, si vedono gli ulivi secolari ormai secchi, vittime della xylella che in queste zone ha devastato intere distese.

Attraversiamo ancora un paio di parchi naturali, poi la strada entra in una lunghissima pineta. Senza rendercene conto siamo finiti in un’area militare: la Cavalleria San Marco. Una polveriera e un poligono di tiro. In lontananza sentiamo sparare, ma non vedendo alcun divieto continuiamo.

Dopo qualche chilometro arriviamo a una postazione di controllo. Dalla garitta esce un militare che, dopo aver parlato via radio con il superiore, ci invita gentilmente a tornare indietro “per la nostra sicurezza”.

Poco male. Sì, qualche chilometro in più, ma questa deviazione ci regala oltre dieci chilometri immersi in un altro parco davvero splendido. La curiosità più grande sono stati alcuni cartelli che segnalavano la presenza di lupi. Confesso che ero piuttosto sorpreso: non pensavo ci fossero avvistamenti di lupi in Puglia. Prendiamo la notizia per buona e continuiamo a pedalare.

Questo tratto è magnifico. Inoltre, per diversi chilometri la pineta ci protegge finalmente dal vento. Se vi trovate da queste parti in bici, mi sento davvero di consigliarvi questa strada: basta cercare il poligono della Cavalleria e la trovate facilmente.

Siamo ormai a circa venti chilometri dalla nostra meta e percorriamo una spettacolare strada sul mare. Continuiamo a fermarci per fare foto e ammirare gli incredibili colori dell’acqua. Ovunque ci sono cartelli che segnalano il pericolo di crollo delle falesie rocciose — le tipiche scogliere che caratterizzano gran parte della costa salentina.

Finalmente arriviamo a Torre dell’Orso.
Come quasi tutti i borghi visitati lungo la costa, anche qui troviamo tante serrande abbassate, negozi chiusi e costruzioni piuttosto disordinate. 

Non è proprio un bellissimo colpo d’occhio. Finora, l’unico paese che mi ha davvero fatto una buona impressione è stato San Foca, con il suo lungomare curato e — tenetevi forte — persino un tratto di ciclabile.

Il nostro B&B si trova appena fuori dal paese. Ad accoglierci c’è Antonio, il proprietario: un autentico vulcano. Non riuscivo quasi a stargli dietro mentre raccontava storie e aneddoti. In pochi minuti ci ha fatto sentire a casa, coccolati come vecchi amici. Ci ha anche aiutato a trovare un posto dove cenare.

Una persona splendida.
La struttura è immersa in un uliveto e Antonio ci offre subito delle bruschette condite con il suo olio: davvero buonissimo, nulla da invidiare a quello ligure.

Domani mattina partiremo presto e non riusciremo a provare la sua colazione. Lo salutiamo, doccia veloce e poi a cena. Dobbiamo adattarci: in zona c’è aperto un solo locale, ma Antonio ci raccomanda con una telefonata e veniamo trattati benissimo.

Cena ottima.
Io, ovviamente, mi ripeto con un altro piatto di orecchiette. Gianni, invece, in perfetto stile americano, ordina un doppio hamburger alto almeno dieci centimetri. Per riuscire a mangiarlo deve dividerlo in due, e una turista seduta alle sue spalle, vedendo la scena, scoppia a ridere.

Dai ragazzi, anche questa tappa è conclusa.

Domani ci aspetta una giornata lunga, con tanti paesi da visitare. Pioggia permettendo, speriamo di arrivare a Gallipoli intorno alle cinque del pomeriggio.

Buona notte.

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