sabato 5 ottobre 2019

Tappa 9: Iglesias - Arborea

Il tour volge al termine tre tappe, come sempre sarò contento di tornare, così come so che mi mancheranno le ore di bicicletta. Questa mattina mi sentivo particolarmente stanco, sicuramente le ore di sonno che perdo ogni notte lasciano il segno.

Anche oggi ci aspetta una bella tappa, gran parte di questa nel primo entroterra. Partiamo intorno alle 9, subito un tratto di sterrato che ci fa evitare la strada a scorrimento veloce, tra l'altro facendoci accorciare il percorso.

 Arriviamo nel centro di Iglesias e subito puntiamo alla salita. Una bella salita, lunga ma con pendenze abbordabili.

Iniziamo subito con un problema, appena fuori dal paese Giorgio fora la ruota posteriore. Risolto il problema si parte, si entra in una zona molto verde con querce, sughere e fitta macchia mediterranea, le zone d'ombra sono piene di muschio, malgrado ci si trovi ancora ad un'altezza di 200 m.s.l.m, sembra di essere ad una quota nettamente superiore.

Il fondo stradale è perfetto, le pendenze si alternano dai 4 a 8%, tratti anche più duri, ma i tornanti e il verde ci fanno salire con armonia. Dovrò controllare, ma credo sia stia attraversando un pezzo del Sulcis, io continuo a scrutare il territorio, mi giro in continuazione. 

I miei occhi sono alla continua ricerca di informazioni. Ogni tanto si intravvedono ruderi e residui di piccole miniere, hanno un fascino particolare, andrebbero secondo me recuperate come pezzi di storia.

Eccoci arrivati al Passo Gemma Bogai, sono solo 549 m.s.l.m, ma vi garantisco che lo scenario e quello dei nostri 1300. Comincia una discesa che ci porta al lago artificiale di Fluminimaggiore, Giorgio che spesso viene in vacanza da queste parti, lo ha sempre visto quasi a secco, un bel bacino e i colori sono di un verde acqua intenso, non ho fatto foto, siamo scesi velocemente.

Ad Arbus ci fermiamo per mangiare qualcosa, e poi si riparte subito con una salita di 2, 5 km che ci fa salire di 200 m.s.l.m. Pochissima pianura e subito un'altra salita, questa molto più dura.

Qui le miniere abbandonate sono molte di più, tutte molto grandi, bisognerebbe documentarsi per saperne di più, potrebbe essere che tutte avessero un unica proprietà, accanto ad esse ci sono casermoni, tolto le palazzine di Direzione.

Tutto il resto presenta segni di abbandono, ci sono musei che andrebbero visitati, ma lo farò in altre occasioni. Magari con le mie nipotine, anche a loro la storia affascina. Oggi le salite sembrano interminabili, ma la struttura di questi alti piani è davvero molto bella.

Tom oggi è incontenibile, pedala con facilità, ogni tanto per rompere la monotonia ci lasciamo andare a degli allunghi, e scherzosamente alziamo le braccia a segno di un traguardo immaginario, malgrado la nostra età, la bicicletta ti porta a compiere gesti infantili, ma che ti fanno spanciare dalle risate.

La strada con i continui saliscendi e la stanchezza accumulata comincia a pesarmi. Con questa visita interna del territorio, ci siamo persi le Dune di Piscinas, non vedere tutto il territorio può significare il desiderio di tornare, e per noi è sicuramente così.

Oggi posso veramente dire finalmente un po' di pianura, stiamo arrivando ad Arborea, attraversiamo il ponte di Bonifica e da li a poco la nostra destinazione.

Ci fermiamo per bere qualcosa di fresco, e qualche spiritosa foto. La tappa doveva concludersi più avanti, Giorgio saggiamente accorciando questa, allungherà un po' le ultime due che erano le più corte, questo mi permetterà di passare a Trovare Renato e Maria Vittoria a Mago Madas.

Non avevo mai visto Arborea, la ricordiamo solo per via della sua centrale del latte e prodotti caseari. Una piccola cittadina con il suo piccolo centro ed edifici storici come scuola e palazzi che ricordano il periodo fascista, infatti sono tutte costruzioni nate intorno al 1920. La chiesa è molto bella cosi come il suo oratorio Salesiano, una bella piazza, davanti alla scuola una pianta di Ficus enorme, affascinante il suo tronco, questa piazza molto curata fa da cornice al centro.

Questo territorio fa parte di quelle aree bonificate intorno agli anni 1920 / 1940 chiamata la bonifica della Piana di Terralba. Troviamo sistemazione e un po' di relax, oggi di strada ne abbiamo percorsa. Una bella doccia e poi vado alla ricerca di una lavanderia. Un giro tra le vie molto ordinate, un bel paesino, foto ad alcuni edifici storici, molti di questi in disuso. Ecco la Lavanderia, la proprietaria, gentilissima alle mie spiegazioni comprende l'urgenza, e mi assicura che mi avrebbe fatto trovare pronte le divise al mattino, davvero cordiale e disponibile. Ci aspetta una buona cena e poi a dormire, io come sempre una levataccia per raccontarvi la tappa, leggere può annoiarvi, ma e difficile trasferire con le parole quello che si vede con gli occhi.

Di Lorenzo Spanò


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