giovedì 7 maggio 2026

Un Salto in Salento - Terza Tappa: Torre dell'Orso - Gallipoli

Eccomi, ci sono ancora. Occhi arrossati e naso completamente chiuso. Del resto, sapere di essere allergico alla fioritura degli ulivi e decidere comunque di fare il giro del Salento proprio nel periodo della massima fioritura… probabilmente non è una scelta da persone particolarmente sane di mente. Oppure, più semplicemente, con l’età comincio a perdere colpi e memoria. E adesso ne pago le conseguenze.

Ma torniamo al viaggio. Ieri sera non ero riuscito a fare fotografie alla location del B&B, così questa mattina, mentre Gianni era ancora nel mondo dei sogni, ho approfittato del silenzio per scattare un paio di foto da mandare a Cubo per il blog.

Ragazzi, oggi è il 7 maggio. Siamo in Puglia, praticamente quasi all’altezza del tacco d’Italia, eppure alle otto del mattino il Garmin segnava 14 gradi. Non proprio caldo. Ho indossato tutto quello che avevo di pesante e, nonostante questo, continuavo ad avere freddo. 

Pronti a partire. Oggi Gianni è particolarmente carico, quasi emozionato all’idea di rivedere luoghi dove, tanti anni fa, aveva trascorso le vacanze. Devo ringraziare sua figlia Ginevra, che ci ha consigliato dove fare colazione.

Una pasticceria a Torre dell’Orso davvero eccezionale. Credo di aver mangiato uno dei pasticciotti più buoni della mia vita, ancora caldo.

Gianni, invece, oltre a farsene incartare uno da portare via, si è lanciato anche su un dolce dal nome indimenticabile: la “Tetta della Monaca”. Aveva persino il classico “capezzolo” in cima e la crema gli colava dalle labbra mentre lo mangiava. Tra un boccone e l’altro lo guardava quasi con rispetto, come se non volesse finirlo troppo in fretta per gustarselo il più possibile. Usciamo dalla pasticceria davvero soddisfatti. Adesso però queste calorie bisogna anche bruciarle.

In sella. Un paio di foto alla torre — purtroppo in ristrutturazione — e poi via, direzione Otranto. Fa freddo. L’antipioggia resta addosso. La strada è un continuo saliscendi: nulla di impegnativo, ma con questo clima si sente tutto di più. Intanto ascolto Gianni che, praticamente per chilometri, mi racconta delle vacanze trascorse qui nel 1987. Devono essere stati giorni davvero speciali, perché ne parla ancora con entusiasmo ed emozione. Ed è giusto ascoltarlo.

I chilometri scorrono veloci ed eccoci a Otranto. È ancora presto e il freddo tiene lontana la gente. Ci sono pochi turisti in giro, molti negozi e locali sono ancora chiusi. Che dire di Otranto? Bella. Molto elegante. 

Ormai è un borgo completamente votato al turismo, pieno di ristoranti e negozietti. Per certi versi quasi “costruito” a misura di turista, ma bisogna ammettere che il lavoro fatto è davvero notevole.

L’unica critica che mi sento di fare — e che vale per molte cittadine visitate in questi giorni — riguarda le auto: troppe. 

Troppe macchine parcheggiate davanti a monumenti e scorci storici. Forse un giorno si capirà quanto rovinino certi panorami.

Otranto la conoscevo già. L’ho visitata diverse volte negli anni, anche in bicicletta. Ma questa volta la cosa che più mi ha colpito è stato il porto: acqua cristallina e colori incredibili.

Guardiamo l’orologio e ripartiamo. Decidiamo di saltare il primo tratto di litoranea per dirigerci subito verso Castro. Ci aspetta una bella salitella. 

Un giro nel centro storico, qualche foto dai belvedere, il castello… e poi un incontro curioso: un numeroso gruppo impegnato nel Cammino del Salento. Quasi tutti piemontesi, tra Torino e Cuneo.

Ma quanta gente percorre questo cammino!
Devo assolutamente informarmi meglio… magari potrebbe interessare anche a mia figlia, che ultimamente si è appassionata a queste esperienze.
 
(continua...)

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