sabato 9 maggio 2026

Un Salto in Salento - Quarta Tappa: Tappa delle Emozioni Gallipoli - Galatina - Sternatia

Buongiorno… o almeno, buongiorno si fa per dire.

Qui è una vera bufera di acqua e vento, e questo tempo sta completamente sconvolgendo il nostro giro. Le previsioni per la tratta Gallipoli–Galatina non erano nemmeno così drammatiche: parlavano di pioggia leggera fino alle nove del mattino. Mi viene quasi da dire che certi meteorologi siano braccia rubate all’agricoltura.

In questa settimana di viaggio ho consultato praticamente tutte le app meteo possibili, senza contare le trasmissioni televisive dedicate… e non ne hanno azzeccata una. Oggi poi siamo oltre ogni previsione.

Pensare che prima di partire ci eravamo persino chiesti se valesse la pena portare l’abbigliamento antipioggia. “Andiamo al sud, non piove mai, farà caldo…”Meno male che non abbiamo fatto quella sciocchezza. In fondo, cosa vuoi che sia un chilo in più nei bagagli? Oggi proprio quel chilo ci ha salvato. Non bastassero il freddo e il vento tagliente. Sono le 9:30 e non smette di piovere, anzi, peggiora.
 

Dai, si parte lo stesso. Con la pioggia tutto diventa più complicato. Gallipoli, già di suo, è caotica e poco sicura da attraversare in bici. Decidiamo quindi di abbandonare la traccia originale da quasi 90 chilometri: con questo tempo sarebbe una follia. E poi, sinceramente, perché soffrire inutilmente?

Puntiamo direttamente verso Galatina, una ventina di chilometri più all’interno. Le strade non sono il massimo e la pioggia arriva a raffiche, ma non posso rinunciare a questa tappa. Oggi ho incontri importanti. Solo a pensarci mi emoziono.

Anche mentre sto scrivendo queste righe sento quanto una parte della mia vita sia ancora legata ai ricordi delle persone che sto andando a rivedere. Certo, questa pioggia non aiuta, e oltre a pedalare devo anche rispettare i tempi e la fatica di Gianni. Però credo abbia capito tutto e mi stia assecondando con grande sensibilità.

Tra l’altro oggi è anche il suo compleanno… quindi meglio non trattarlo troppo male. Arriviamo a Galatina, la città del pasticciotto. Persino il cartello all’ingresso del paese lo ricorda con orgoglio.

Piove davvero forte. Ci fermiamo in Piazza San Pietro, nel pieno centro storico, e Gianni esclama ad alta voce: “Dobbiamo assolutamente mangiare il pasticciotto più buono di Galatina!”

Proprio lì accanto c’è un’auto della polizia locale. Abbassano il finestrino e ci indicano senza esitazione la pasticceria dove, a loro dire, sarebbe nato il primo pasticciotto intorno al Settecento. Prendiamo per buona l’informazione e ci fiondiamo dentro.

Che scena. Entriamo con le migliori intenzioni: mangiarne uno e basta. Approfittiamo del calore e dell’ospitalità del proprietario per asciugarci e scaldarci un po’. Fuori continua a diluviare.

La pasticceria è pienissima. C’è la fila per i pasticciotti che escono dal forno uno dietro l’altro. Che facciamo? Ma sì… ne prendiamo un altro. Sono le 11:30 e siamo completamente sazi.

Tra poco ho il primo appuntamento della giornata: Maria, una giovane mamma conosciuta anni fa in ospedale e a Casa UGI. Una storia difficile, purtroppo una delle tante con un epilogo terribile.

Ecco perché a questa giornata vorrei dare un titolo:
“La tappa delle emozioni.”

Continua a piovere mentre ci dirigiamo verso la scuola media di Galatina, dove Maria lavora come insegnante di sostegno.

Aspettiamo fuori, al freddo. Arriva un professore e ci chiede cosa stiamo facendo lì. Gli facciamo il nome di Maria. Ci invita subito a entrare al caldo e poi, con delicatezza, mi domanda il motivo della visita.

Riesco soltanto a dire: “È una storia lunga…” Non aggiungo altro. La commozione era troppo evidente, quasi imbarazzante. Lui mi posa una mano sulla spalla e mi dice soltanto: “Ho capito.”

Poi si allontana con discrezione. Forse commosso anche lui. E finalmente arriva Maria. Poche parole. Solo abbracci, baci e tanta emozione. È incredibile come basti un attimo per far riaffiorare ricordi che spesso si cerca di tenere nascosti nel profondo.

Rivedo anche sua figlia Carlotta, identica alla mamma. L’ultima volta che l’avevo vista credo avesse appena un anno. Una foto insieme… e poi si riparte, ancora sotto la pioggia.

Ci aspetta un altro incontro: Fernando e Piera. Il mio stato emotivo è altissimo. Cerco di restare lucido, adulto, di controllare le emozioni. Ci diamo appuntamento per un caffè alla pasticceria Leonardo. Arriviamo sempre più infreddoliti, sotto una pioggia ormai incessante.

Ed eccoli. Piera e Fernando. Lunghi abbracci. Quel timore reciproco di parlare del passato… ma poi è inevitabile farlo. È un passato che ci ha legati profondamente e che probabilmente non riusciremo mai davvero a cancellare.

Sono passati dieci anni dal mio viaggio Torino–Palermo con tappa a Galatina, e loro mi sembrano identici. Come se il tempo si fosse fermato. Sono felice di averli ritrovati. Due genitori straordinari, che hanno accompagnato con forza e amore il loro Lorenzo. E Lorenzo non era un bambino qualunque: era una forza della natura.

Diceva che io ero il suo idolo… ma la verità è che era lui a dare molto più di quanto ricevesse. Si è fatto tardi. Ci aspettano Ada e Angelo a Sternatia. Salutiamo Piera e Fernando con altri lunghi abbracci e poi ripartiamo.

Ho pedalato per chilometri con la testa completamente altrove. È stato Gianni a guidarmi fino a Sternatia: non riuscivo nemmeno a leggere i cartelli. Scusatemi se oggi c’è poco da raccontare sul territorio o sulla tappa in sé. La pioggia ha reso impossibile osservare davvero ciò che avevamo intorno. Oggi il viaggio è stato soprattutto dentro ai ricordi. 
 
Mamma mia… la pioggia non molla. Gli ultimi dieci chilometri sembrano interminabili. Ormai il freddo e l’umidità ce li possiamo togliere solo con una doccia bollente.

Finalmente arriviamo a Sternatia. Ho la posizione del B&B ed eccoli lì: Ada e Angelo. Un lungo abbraccio. Sono sempre uguali. Dev’essere davvero l’aria del Salento a fare questo effetto.

Ci accompagnano nel loro B&B, davvero bellissimo, nato dalla ristrutturazione di un’antica cappella con tanto di sacrestia. Ho scattato qualche foto da mostrare a Maria: magari possiamo prendere spunto per la nostra casetta.

Ada e Angelo ci riempiono subito di attenzioni, ma il nostro primo pensiero è uno solo: una doccia bollente. Ci sistemiamo, poi mentre Gianni si riposa io vado a trovarli per chiacchierare un po’ e vedere finalmente i progressi della ristrutturazione della loro masseria.

Nonostante l’abbigliamento antipioggia siamo completamente zuppi. Dopo una doccia calda mi sento rinato. Gianni resta a riposare, mentre io mi godo finalmente la compagnia dei miei amici.

Ada mi accoglie con un caffè e una fetta di crostata agli agrumi fatta da lei. Tutti prodotti di casa. La mamma di Marti ha 97 anni e possiede ancora un agrumeto; loro frutta ne mangiano poca, così Ada si diverte a preparare marmellate spettacolari.

Oggi, tra pasticciotti e crostate, direi che ho fatto il pieno di dolci. Seduti davanti a quella crostata che continuava a tentarmi, abbiamo parlato di tutto. Ne ho approfittato anche per farmi raccontare il territorio che oggi, a causa della pioggia, non ho potuto visitare bene. Così almeno potrò dare un po’ di materiale a Cubo per il blog.

Quante cose ignoravo sul Salento. Sternatia fa parte della Grecìa Salentina insieme ad altri comuni vicini: Soleto, Martignano, Zollino, Calimera, Martano, Melpignano, Castrignano dei Greci e naturalmente Galatina.

In questi paesi si parlava il “Griko”, una lingua nata dalla fusione tra dialetto salentino e greco. Ancora oggi, all’ingresso dei paesi, sotto il nome del comune compare spesso la scritta “Calòs Irtate”, che significa “Benvenuti”.
Qui nasce anche la tradizione della Pizzica Salentina, mentre la celebre Notte della Taranta si svolge a Melpignano. Un territorio davvero affascinante, ricco di palazzi baronali, conventi, chiese e antiche abitazioni ornate da stemmi ed effigi che raccontano un passato prospero, legato soprattutto alla coltivazione del tabacco e degli ulivi.

Chiedo poi ad Angelo di accompagnarmi a vedere la loro masseria. In realtà il progetto va avanti da oltre vent’anni ed è qualcosa di davvero importante. Ora che è in pensione può dedicare più tempo a questo sogno, e oggi può contare anche sull’aiuto del figlio Vincenzo.

Vincenzo ha quell’energia e quella concretezza che servono per progetti così grandi. Un ragazzo con la testa sulle spalle. Sono sicuro che, se abitassi più vicino, passerei volentieri del tempo ad aiutarli, anche solo per il piacere di mettere le mani in mezzo a quella passione che mio padre ha trasmesso anche a me.

Tornerò sicuramente a trovarli. Ormai con loro si è creata un’amicizia vera e profonda. E poi devo ancora conoscere la mia dottoressa Alessandra… che nel frattempo è diventata mamma. 
Il tempo vola e dobbiamo tornare a Galatina. Questa volta in auto. Passiamo davanti alla Chiesa di Santa Caterina, davvero splendida. Pare che i suoi affreschi siano molto simili a quelli della Basilica di San Francesco ad Assisi. Resta da capire quali siano i più antichi… ricerca che mi riprometto di approfondire.

Ci dirigiamo nel centro di Galatina per l’ultimo incontro della giornata. Ci aspettano Stefania e Alessandro. Anche loro riescono ancora a stupirmi con la loro energia. Due vere macchine da guerra, sempre pieni di idee e attività. Ci ospitano nel locale che hanno aperto da poco.

Stefania è stanca, si vede, ma ha una forza incredibile. Bellissima. Dice di avere gli occhi affaticati, io invece ci vedo dentro una quantità enorme di energia.

Inevitabilmente si torna a parlare del passato. Anche se doloroso, la sento serena, in pace con le sue scelte. Tutta questa attività, questa voglia di fare, le fa bene. Del resto Stefania è sempre stata una guerriera.

Lei e Alessandro, con il loro affiatamento, non hanno lasciato nulla al caso. Che giornata, ragazzi. Giusto il tempo di uno spritz e arrivano anche Piera e Fernando. Che bello rivederli senza quel tremore di freddo che avevamo tutti questa mattina sotto la pioggia. 

Che giornata, ragazzi. Giusto il tempo di uno spritz e arrivano anche Piera e Fernando. Che bello rivederli senza quel tremore di freddo che avevamo tutti questa mattina sotto la pioggia.

Stefania ci offre la pizza. Buonissima. Si è fatto tardi, il locale inizia a riempirsi di clienti e c’è bisogno di lei. È il momento di salutarci. Un grandissimo abbraccio. È stato davvero bellissimo rivedere tutte le mie famiglie UGI. Un carico enorme di emozioni che mi porterò a casa.


Per oggi abbiamo già “disturbato” abbastanza. Ada e Angelo ci riaccompagnano al B&B. Ci salutiamo con una promessa: tornerò. Magari senza bicicletta e con qualche giorno in più, per vivere tutto con calma. E magari passare qualche ora ogni giorno in masseria con Angelo e Vincenzo.

Buona notte.

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